Spacciatori “ombra” inviati a Rimini dall’Albania

Ven 15 Marzo 2019
Redazione Web


RIMINI. Spacciatori ragazzini inviati in Italia dall’Albania con l’obiettivo di farsi notare il meno possibile. Uscivano dalle proprie stanze, secondo l’accusa, solo per vendere droga e si muovevano fino alle fermate del bus, luoghi di consegna, in bicicletta. Sono finiti in manette in cinque grazie ai carabinieri della tenenza di Cattolica (tre sulla base di un decreto di fermo del pm riminese Luigi Sgambati).

I ragazzi (due ventunenni, due ventiquattrenni e il più grande di 27) risultano incensurati, mai neppure sottoposti a controlli di polizia, e senza apparenti legami con famiglie già note alle forze dell’ordine del territorio. «Erano delle vere e proprie “ombre”» secondo la definizione che ne hanno dato ieri, nell’illustrare l’operazione, il capitano della Compagnia di Riccione Marco Califano e il tenente di Cattolica Antonino Miserendino. Gli accusati alloggiavano, regolarmente registrati, in due residence cittadini situati in via Modena e in via Tobruk. La loro presenza risale all’autunno scorso, ma da allora rientravano periodicamente a turno in Albania. Qualcuno doveva averli istruiti a puntino oltre che dotati di una decina di telefoni cellulari, di quelli economici da cambiare spesso, sulle quale raccogliere le “ordinazioni”. Tutto lascia pensare che il grosso debba ancora essere scoperto: dalle perquisizioni sono saltati fuori solo quindici grammi di cocaina, già suddivisa in dosi, parte della quale recuperata nell’impianto fognario grazie all’aiuto dei vigili del fuoco. Al momento del controllo hanno cercato di disfarsi della droga gettandola nel water. Complessivamente i militari hanno recuperato anche 9300 euro: parte dei soldi erano nascosti dietro alla serranda delle cucina. Sono considerato il provento dello spaccio dell’ultimo settimana. Gli investigatori, infatti, prima di intervenire, hanno documentato decine di cessioni e identificato diciotto acquirenti (provenienti anche dal Pesarese e dal Cesenate). Le consegne venivano effettuate sempre in bici, dalle 11 del mattino fino a notte, lungo le fermate del bus (dalla 14 alla 24) della linea 11 o in prossimità dei sottopassi. Stando ai militari, i giovani spacciatori effettuavano dalle 60 alle 70 cessioni al giorno, soprattutto in corrispondenza dei fine settimana. Tutti difesi d’ufficio dall’avvocato Massimiliano Cornacchia, questa mattina compariranno davanti al giudice. Alcuni parlano a stento l’italiano, ma un qualche modo, se decideranno di rispondere alle domande, dovranno cercare di chiarire la fonte dei loro guadagni (non lavora nessuno di loro). Le indagini, intanto, vanno avanti.

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