«Mio nonno e mio padre Arpesella pionieri dimenticati da Rimini»

Dom 17 Febbraio 2019
Redazione Web


rimini

Sarebbe molto bello... Giorni fa navigando su un sito di Rimini, per curiosità, ho voluto vedere cosa si diceva del Grand Hotel, cliccando sul link: il cuore mi si è stretto, e non è stata la prima volta. Su quel sito e praticamente ovunque venga citato e narrato del Grand Hotel, non c’è menzione di quello che la mia famiglia ha fatto e contribuito, non solo per il Grand Hotel, ma per tutta la città di Rimini e le migliaia di persone che ci vivono.

Sono Lavinia Arpesella, la figlia di Marco e Tullia. La mia famiglia ha acquistato e gestito il Grand Hotel dall’inizio degli anni ’60 per quarant’anni.

Con il Grand Hotel e con molti progetti di sviluppo e costruzione immobiliare, mio nonno, il Commendatore Pietro Arpesella, mia nonna, Melodia Spaccarelli, e mio padre, Marco Arpesella, hanno immaginato, finanziato, influenzato e contribuito a creare una parte importante della Rimini di oggi e della Rimini che sarà.

Il Grand Hotel e Rimini

Nonostante il Grand Hotel fosse un’isola di immagine e qualità nella città di Rimini, mio padre e mio nonno hanno sempre creduto e lavorato per collegare l’hotel alla sua città. Chiamavamo il Grand Hotel “la perla della città di Rimini” e sapevamo che non nella separazione, ma nell’unione e collaborazione tutti ne avrebbero beneficiato.

Quando ero bambina mi ricordo che con la fine dell’estate era come se l’intera città “chiudesse”: più della metà della gente andava via, quasi tutti gli alberghi e le pensioni sul lungomare chiudevano, si svuotavano ristoranti e bar, e le strade si riempivano di calma e nebbia.

Il Grand Hotel era stato disegnato per le vacanze estive dell’élite del tempo, ma adesso era ora di espandere quel modello. Prima di tutto il nonno e il papà capirono che c’era bisogno di più camere e di maggiore flessibilità di prezzi, senza intaccare il lusso del Grand Hotel. Collaborando con l’Amministrazione della città di Rimini, ebbero accesso a quella che da allora è la Residenza del Grand Hotel: senza la Residenza il Grand Hotel non avrebbe potuto sopravvivere economicamente. Allora come oggi.

“Allungare la stagione”

Nei primi anni di gestione del Grand Hotel mio nonno e mio padre si resero conto che era difficile sopravvivere solo con la stagione estiva, e si poteva fare molto di più se si fosse trovato il modo di “allungare la stagione”. Così, oltre alle feste, le serate di gala, gli eventi di politica corrente, le serate con le star dello spettacolo e del cinema, il nonno e mio padre aprirono le porte e le sale del Grand Hotel al turismo d’affari. Inizialmente Rimini non era la destinazione naturale del turismo d’affari. Ma il Grand Hotel, e i pochi che condivisero l’idea, riuscirono ad aprire la strada dimostrando che era la direzione giusta per il futuro di tutta la città. Questo ci permise di stare aperti tutto l’anno. Il turismo congressuale cominciò a crescere costantemente. I congressi riempivano le sale e i partecipanti restavano per il week-end. L’occupazione aumentava nella bassa stagione. Altri alberghi seguirono l’esempio, ristoranti e bar che chiudevano a fine stagione restavano aperti più a lungo. Nel giro di pochi anni l’intera città ne beneficiò. La crescita diventò innegabile e si costruirono i primi padiglioni della Fiera di Rimini. L’esempio del Grand Hotel, e di quelli che avevano seguito all’inizio dalla fine degli anni ’60, era un successo. Da quel momento il turismo d’affari è sempre cresciuto creando milioni di presenze ogni anno e beneficiando l’intera città.

Il Centro Congressi

Mio nonno e mio padre erano così consapevoli che il benessere economico del Grand Hotel era indissolubilmente legato al turismo d’affari che appena si potè fu sviluppato e costruito il Centro Congressi. Senza il Centro Congressi il Grand Hotel avrebbe avuto una vita economica molto diversa. Allora come oggi.

Il ricordo

L’anno scorso sono stati festeggiati i 110 del Grand Hotel. Non sarebbe stato bello ricordare che più di un terzo di quegli anni è stato creato dal lavoro, l’innovazione, la passione e l’imprenditorialità della famiglia, Arpesella, e dal loro amore per il Grand Hotel? Non credo che nessun’altra gestione sia durata cosi tanto come la nostra.

Nella seconda metà degli anni ’60 (credo nel 1968, io ancora non c’ero ma me l’hanno raccontato più volte) mio padre, insieme a un gruppo di amici albergatori, pensò che se invece di lavorare da soli si fosse lavorato insieme, l’intera economia della Rimini turistica sarebbe migliorata per tutti, turisti e Riminesi.

Promozione alberghiera

Così nacque la Promozione Alberghiera, un centro di collaborazione e crescita che ha contribuito a tutto il turismo, non solo quello degli alberghi. Migliaia di famiglie hanno beneficiato dall’effetto diretto e indiretto della Promozione Alberghiera. Oggi P.A. porta a Rimini più di 1 milione di presenze turistiche all’anno, con la relativa crescita economica per tutta la città. L’anno scorso è stato il 50° anniversario della Promozione Alberghiera. Non sarebbe stato bello ricordare chi ha immaginato e creato questa cooperativa di albergatori, che ha contribuito a così tanto a quello che è la nostra Rimini di oggi?

Italy&Italy

Negli anni ’80 mio padre fu l’inventore del primo fast food in Italia, proprio qui a Rimini, l’Italy&Italy. Mi ricordo quando a pranzo papà ci parlava di come immaginava il disegno della struttura che si doveva aprire con una porta di pietra come non si era mai visto prima. E il cibo doveva essere veloce e a basso prezzo, ma buono e di qualità, perché era un fast food, sì, ma prima di tutto era italiano. L’Italy&Italy divenne la prima catena di fast food in Italia con sedi nelle principali città italiane e oggi, la stessa struttura è stata acquistata da McDonald’s e ancora continua a dar da mangiare e far lavorare migliaia di persone ogni anno. Non sarebbe bello se quando si parla dell’Italy&Italy si ricordasse chi l’ha creato?

Il palazzo Arpesella, che da decenni è la casa di decine e decine di famiglie, negozi e attività economiche prestigiose della nostra città, è uno dei vari progetti immobiliari della famiglia che hanno arricchito la città. Il Lady Godiva, il Ristorantino, sono solo alcune delle altre attività che ricordo che hanno aiutato l’economia, il benessere e l’intrattenimento dei riminesi e di tutti quelli che visitavano la città. La trasformazione della spiaggia del Grand Hotel la rese l’unica spiaggia privata della riviera con un’isola di verde e di calma che ancora oggi arricchisce le nostra costa.

Come evoluzione naturale della ristrutturazione della spiaggia del Grand Hotel, negli anni ’90, mio nonno realizzò un progetto per la ricostruzione del lungomare e della spiaggia di Rimini: molti lo derisero, altri non lo ascoltarono. Fece un plastico che donò alla città e tenne al centro della scalinata all’interno del Grand Hotel fino al giorno in cui se ne andò. Scrisse un libro, “Uno sguardo al passato per andare avanti”, dove espresse come questo progetto era necessario per il futuro della città. Adesso, finalmente e per fortuna, un progetto molto simile sta prendendo forma e sarà di enorme beneficio per la città di Rimini: non sarebbe bello ricordare chi fu il primo ad immaginare questo sviluppo?

L’importanza di Fellini

Il libro contiene una storia dettagliata dello sviluppo di Rimini e del suo turismo, dalla fine del ’700. In ogni riga del libro si sente l’amore che il nonno aveva per Rimini e per il suo benessere. Ed è incredibile come quello che aveva dettagliato nel libro e nella lettera al Sindaco del tempo, si stia materializzando adesso sotto la guida lungimirante dell’attuale Sindaco: ad esempio, una delle cose che mio padre e mio nonno sapevano con assoluta certezza era la fondamentale importanza di Federico Fellini, per noi carissimo amico di famiglia, fratello di Maddalena Fellini, grande amica della mamma, e zio di Francesca con la quale abbiamo tanti bei ricordi insieme. Il nonno e mio padre hanno sempre saputo che Federico era uno di quegli esseri unici che capitano fra noi esseri umani una volta ogni tanto. Mio padre e mio nonno gli spalancarono le porte del Grand Hotel fin dall’inizio e fecero sempre tutto quello che era possibile perché Federico fosse a casa al Grand Hotel.

Cercarono in tutti i modi di far sì che Rimini riconoscesse e coinvolgesse Federico mentre era in vita. Per mio nonno e mio padre era ovvio che il successo di Rimini nel futuro non poteva essere basato solo sul turismo balneare e congressuale, ma doveva ampliarsi alla sua cultura e la sua storia e Federico ne era il simbolo naturale.

Mio padre era costantemente scioccato da come solo pochi nella città si rendessero conto del valore umano, culturale e artistico di Federico, in Italia e nel mondo. Per un decennio mio padre cercò di ottenere un permesso di costruire su un pezzetto di terra che avevamo sulla sinistra del porto con la promessa di regalare tutto l’ultimo piano a Federico anche a nome della città di Rimini, così che potesse avere una casa nella sua città. E così che Rimini si collegasse subito con Federico Fellini, e venisse onorato e riconosciuto mentre era in vita. Ma i politici del tempo erano incapaci di comprendere quello che per noi era ovvio. Quante volte papà tornava a casa triste dicendo, “Non capiscono l’importanza di Federico”.

Adesso, dopo la sua morte, Federico Fellini ha giustamente e finalmente ricevuto il riconoscimento che la città gli avrebbe da sempre dovuto. E grazie alla lungimiranza, intelligenza e sensibilità del nostro Sindaco, Andrea Gnassi, e degli attuali Amministratori della città, Rimini sta crescendo velocemente, anche sotto l'aspetto storico e culturale.

Il soffio nel vento

A volte mi chiedo se il nonno e il papà, sentendo che i nostri Amministratori condividono la loro passione e amore per la città, gli soffino nel vento di Rimini idee e ispirazioni per il benessere della nostra città, contenti che finalmente si fanno belle cose.

Queste sono solo alcune delle cose che so e mi ricordo. Penso che il contributo umano, economico e storico che la mia famiglia ha portato al Grand Hotel e a tutta la città sia davvero bello e importante. Migliaia di famiglie hanno beneficiato e beneficiano del contributo e del lavoro degli Arpesella.

Chi ha avuto la fortuna di conoscere mio padre sa quanto cuore e amore aveva per chi gli stava vicino, quanto aiutava chi aveva bisogno di aiuto, sia finanziariamente che con azioni di supporto e incoraggiamento. Chi l’ha conosciuto sa quanto senza mai attirare attenzione su se stesso, mio padre ha permesso a così tanti di avere una carriera, di seguire i propri sogni e crescere una famiglia.

Non sarebbe bello se ci si ricordasse di coloro che con amore, passione, e, letteralmente, con la propria vita hanno fatto cosi tanto per tutti noi e per quelli che verranno dopo di noi?

Visto che i contributi di mio padre e mio nonno sono adesso e saranno sempre parte della città, non sarebbe bello trovare un modo di farli ricordare e riconoscere in maniera duratura nel tempo, così come duraturo è il loro contributo al benessere della nostra città, Rimini, e della sua perla, il Grand Hotel?

Sarebbe bello se potessi portare i miei figli (e magari i miei nipoti) in una strada o una piazza, o di fronte ad una statua, e dirgli, “L’hanno dedicata alla famiglia perché vostro nonno e vostro bisnonno hanno amato e fatto tanto bene per questa città con tanta passione”. E loro come tutti quelli che vedranno la dedica sentiranno nel cuore che è una bella cosa amare e fare del bene per tanti.

Sarebbe bello. Sarebbe molto bello.

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