Modella riminese e la dieta Auschwitz. Comunità ebraica: "Fa vomitare"

Sab 10 Novembre 2018
Redazione Web


RIMINI. C’è stata la maglietta “Auschswitzland” indossata passeggiando per le vie di Predappio. Ancora prima il cartello ribattezzato della vergogna, affisso da un meccanico riminese all’ingresso della sua officina: “Arbeit macht frei” (“Il lavoro rende liberi”). Le stesse parole che i prigionieri erano costretti a leggere quando entravano nel lager di Auschwitz. Adesso è il turno di Valentina Vignali, giocatrice di basket, modella attivissima sui social e quindi “influencer”.

Bene. Proprio su Instagram, la 27enne riminese, in una delle sue storie quotidiane ha pubblicato l’immagine di una credenza, vari prodotti alimentari e la frase “La dieta Auschwitz non la faccio manco se mi pagate”. Sommersa dalla critiche e dallo sdegno, ha cancellato tutto, scusandosi.

"Idiota e ignorante"

Daniele Regard è un esponente della comunità ebraica romana e la sua reazione sdegnata è giunta in poco tempo. «Lei è Valentina Vignali, influencer molto famosa con quasi milioni di follower - scrive sulla sua bacheca Facebook, mostrando quello che era stato scritto dalla giovane riminese -. Oggi parlando di diete ha tirato fuori questo commento da vomito. Il problema non è solo la sua totale ignoranza becera, ma che giovanissimi che la seguono leggano una cosa simile, banalizzandola. Ecco signorina Vignali, spero che le arrivi questo messaggio: ad Auschwitz le persone morivano di fame perché trattate peggio delle bestie. Erano lì per il solo fatto di essere considerate diverse. Lei non lo sa o forse lo sa ma è così idiota da usare Auschwitz per farsi pubblicità. Spero con tutto il cuore che chi la segue non la prenda come esempio, perché quello che manda è un messaggio drammaticamente sbagliato». Finale. «Influencer de che?».

Fra i quasi due milioni di follower, attirati in gran parte dalle pose e dal fisico della Vignali, molti si sono lamentati. «Battuta figlia della povertà culturale della nostra epoca, nella quale questa tipa è cresciuta». «Non siamo sempre al circo o al bar, esistono questioni delicate e persone che meritano rispetto». «Usare il nome di Auschwitz in altri contesti, è uno sminuire l’atrocità di quello che è successo nell’inferno in terra: non è e non può essere una metafora». È questa la replica a chi cercava di separare la parola dall’orrore nazista, un po’ come “Caporetto”, divenuta con il tempo un modo di dire.

Tante scuse

La show girl, che oltre a social e set fotografici, frequenta i parquet indossando la maglia dell’Azzurra Basket VCO, dopo un esordio nel Basket Cervia, ha in seguito cancellato il post, anche se in molti lo avevano salvato. A quel punto restava solo lo spazio per le scuse. «Ho usato un termine improprio con leggerezza e mi spiace se è stato offensivo - ha scritto -. Sicuramente non era mia intenzione, dato che questa esatte invece che andare a Ibiza sono stata in Austria in vacanza a vedere tra le tante cose anche i campi di concentramento». In serata ha completato l’operazione cenere sul capo. «Mi scuso per essere stata inadeguata».

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