"Mega antenna deturpa l’Arco d’Augusto". Polemica sullo sfregio a uno dei simboli di Rimini

Mar 2 Ottobre 2018
Redazione Web


RIMINI. Sul tetto delle poste centrali, in piazzale Giulio Cesare, è spuntato «un “obelisco” che copre il vecchio antennone per la telefonia mobile». Tutto a pochi metri in linea d’area dall’Arco d’Augusto. Un pugno nell’occhio a livello di «impatto visivo», spiega il consigliere comunale di Fratelli di Italia, Gioenzo Renzi, che chiede al Comune di intervenire. Si tratta di un tema che l’esponente di minoranza conosce molto bene: nel 2001 aveva presentato una interrogazione all’allora amministrazione comunale per chiedere conto dell’antennone che ancora non era stato ricoperto e ingigantito “dall’obelisco”, installato sul tetto delle poste centrali da parte di Wind. Una polemica che si era trascinata per diversi anni, perché già in quella occasione «non c’era stato rispetto per uno dei principali beni culturali che caratterizza la storia della nostra città». Tanto che nel 2005, l’allora assessore all’Ambiente, Ariano Mantuano, si era mosso per trovare un’altra collocazione. Nulla però era stato tolto.

I controlli di Arpae

Ricordiamo infatti che si tratta di un ripetitore che comunque rispetta le leggi e, in base ai controlli dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, non supera i limiti di inquinamento previsti. Anche gli ultimi effettuati hanno dato esito positivo: il monitoraggio in continuo fatto il 6 giugno scorso ha rilevato 4,5 volt-metro; il monitoraggio in continuo di luglio ha evidenziato un valore di 5 volt-metro. Il limite fissato per legge è invece quello di 6 volt metro. Tra l’altro, continua Renzi nella nota inviata, «il Regolamento comunale per il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti per la telefonia mobile approvato nel 2010, sarebbe superato da una legge successiva e permissiva».

Parere favorevole contestato

Ad escludere i Comuni sulle decisioni in merito alle antenne sono in particolare delle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato che indicano come le antenne telefoniche siano «compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica». Ed è quindi «lo Stato a dover stabilire gli obiettivi di qualità per questo tipo di impianti, garantendo la copertura del servizio telefonico mobile a tutta la popolazione». Il consigliere di FdI lamenta quindi che «per lo spostamento opportuno della antenna da sopra l’edificio delle poste, purtroppo, non bastano le ragioni di interesse storico, ambientale, paesaggistico». Resta però il fatto che «non essendoci la “minimizzazione dell’impatto visivo”, è incomprensibile come la Soprintendenza ai beni culturali e paesaggistici abbia potuto dare il parere favorevole a questa forma e dimensione dell’impianto in questo contesto monumentale». Ecco perché il consigliere chiede che il Comune «solleciti il gestore verso questa soluzione nel contesto delle autorizzazioni richieste per nuove installazioni».

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