Lavori sotto accusa alla diga crollata Parla un imputato: «Avevamo l’ok»

Mar 26 Marzo 2019
Federico Spadoni


RAVENNA. I pali sono ancora lì, a sostegno di via Ravegnana, all’altezza della centrale idroelettrica realizzata alla chiusa di San Bartolo. Senza di loro, probabilmente, la strada sarebbe potuta crollare durante la costruzione di quel manufatto. Ma il fulcro della questione non riguarda la qualità dei lavori eseguiti tra il 2016 e il 2017 lungo il fiume Ronco. Su quel fronte è ancora in corso l’inchiesta della Procura, che ha indagato una decina di persone in relazione al crollo di tutta la diga, avvenuto il 25 ottobre scorso e costato la vita al tecnico della protezione civile Danilo Zavatta. Di quei dieci - accusati di disastro e omicidio colposo in cooperazione - tre sono a processo anche per non aver rispettato l’iter autorizzativo per realizzare il manufatto ai piedi della chiusa. Si sono opposti a un decreto penale di condanna da 750euro, recapitato nel febbraio 2018.

Così ieri davanti al giudice Andrea Chibelli è stato sentito il primo dei tre, il 75enne Angelo Sampieri, ingegnere strutturista e progettista della centrale, finito a processo assieme al committente dei lavori Daniele Tumidei, 58enne legale rappresentante della forlivese Gipco, e alla legale rappresentante della ditta di Bertinoro che eseguì l’intervento, la 31enne Elisa Casanova.

Intanto la Ravegnana resta interdetta al traffico per consentire l’intervento di ricostruzione della chiusa. E nel testa a testa tra giustizia e fine lavori, si teme che sia la sentenza a tagliare il traguardo per prima.

Articolo completo sul Corriere Romagna di oggi.

Potrebbe interessarti

Tag:

,

,

bookmark icon
Scrivi un commento...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *