Berkan B, a Ravenna partono i lavori al relitto per evitare che affondi del tutto

Lun 18 Marzo 2019
Redazione Web


RAVENNA. Inizieranno oggi le operazioni per mettere in sicurezza la Berkan B. Il lavori sono finalizzati a mantenere il relitto della general cargo il più possibile attaccato alla banchina del canale Piombone, dove, lo scorso 5 marzo si è verificato un nuovo sversamento di liquami oleosi in seguito all’affondamento della prua. L’obiettivo è evitare, o quantomeno rallentale la discesa dell’imbarcazione verso il fondale del corso d’acqua, creando potenziali problemi per la navigazione e nuovi sversamenti. Le operazioni vedranno attiva la Capitaneria di porto e l’Autorità portuale assieme alla Secomar, impresa già intervenuta in occasione dei recenti sversamenti di sostanze inquinanti. Una volta stabilizzata, la nave dovrà attendere l’affidamento dei lavori per la definitiva demolizione.

I costi

Sull’iter seguito dall’Ente di via Antico Squero, interviene però il Meetup A riveder le stelle Ravenna, che inviando nuove fotografie aeree, critica lo studio delle bonifiche, costato «37mila euro, più 900 euro per farsi spedire i disegni tecnici della nave dalla Turchia». Secondo gli attivisti pentastellati «avvalendosi della procedura di somma urgenza prevista dal Codice degli appalti, AP spende adesso oltre 240 mila euro per affidare i lavori di realizzazione e posa di sei tubi in ferro da 32 metri, in modo da replicare quello già fatto per i tre cargo abbandonati da decenni nel “cimitero delle navi”».

Misure anti inquinamento

Nel frattempo, per arginare i continui sversamenti che si ripropongono ad ogni alta marea - quando cioè l’acqua entra nel relitto e si mescola con quella già inquinata presente all’interno delle “vasche” di lamiera, per poi fuoriuscire - sono state posizionate due file di panne. Una misura la cui efficacia è messa in dubbio dal Meetup, che attacca: «Intanto, quasi 300 mila euro sono stati prelevati dalle tasche dei cittadini, e non sappiamo quanti altri soldi pubblici sono stati e saranno spesi nei prossimi anni per pagare le vigilanze e le bonifiche Secomar». Non bastasse, «gli operatori portuali pagano per avvalersi dei rimorchiatori obbligatori in queste settimane».

Denuncia all’Anac

Gli attivisti minacciano addirittura una segnalazione all’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione, lamentando «possibili violazioni delle normative europee, che autorizzano la demolizione solo nei cantieri autorizzati e appositamente attrezzati», oltre a presunte lacune nei controlli, in quanto «nessuno ha vigilato né durante la demolizione (nel 2017) né ora».

Quindi si torna sulla questione inquinamento: «Non vi è alcuna quantificazione del danno ambientale che può ripercuotersi sulla nostra salute: Arpae è arrivata dopo un mese dal ricevimento della denuncia per presunto disastro ambientale imminente, e nel frattempo abbiamo documentato fuoriuscite di chiazze iridescenti dalle panne, fauna ittica che gira intorno al relitto avvolto di idrocarburi, così come svassi ed anatre nei pressi delle panne che trattengono gli olii».

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