Ragazzo di Ravenna morì alla Notte Rosa: riaperta l’inchiesta

Mar 12 Marzo 2019
Redazione Web


RIMINI. Il gip del Tribunale di Rimini Benedetta Vitolo accoglie la richiesta di opposizione all’archiviazione e riapre per la terza volta il caso sulla morte di Vadim Piccione, il ventiduenne di Ravenna deceduto a Riccione in circostanze misteriose nel luglio 2012, durante la Notte rosa. Gli amici non si accorsero della sua sparizione e il cadavere, ripescato soltanto dopo molte ore nel canale del Marano, non fu esaminato adeguatamente per un’omissione dell’addetto all’obitorio.

Il giudice dispone nuovi accertamenti e individua come ipotesi di reato la “morte come conseguenza di altro reato”, l’“omissione di soccorso” e “l’abbandono di incapace”. In particolare ritiene che «per fare luce sulla triste vicenda» debbano essere ascoltate quanto prima («entro tre mesi») dall’autorità giudiziaria quattro persone già individuate dalle indagini difensive.

Per quanto riguarda gli accertamenti tecnici richiesti, invece, rimanda al pm l’eventuale possibilità di disporli, nelle forme dell’incidente probatorio. Il fascicolo resta a carico di ignoti: l’inchiesta-ter parte tutta in salita.

Il coraggio del padre

La svolta è ancora una volta frutto della commovente determinazione del padre del ragazzo, Giuseppe Piccione, mai sulla misteriosa tragica fine del figlio: «Speriamo sia la volta buona – commenta – Non ho mai perso la fiducia nella giustizia, né la speranza di arrivare a scoprire quello che è successo a Vadim». L’inadeguata conservazione del cadavere che rese “inutile” l’autopsia ha viziato il caso fin dal principio. Neppure l’inchiesta-bis aveva fatto chiarezza: si era conclusa con una richiesta di archiviazione. Una soluzione alla quale il legale della famiglia, l’avvocato Sonia Raimondi, si era opposta nel giugno 2018.

I familiari chiedevano un nuovo supplemento di indagini anche per approfondire alcuni aspetti di carattere scientifico e no (tabulati telefonici e testimonianze). Il consulente tecnico della famiglia ritiene, infatti, l’ipotesi di annegamento molto improbabile («per l’assenza di fungo schiumoso alla compressione del torace e l’assenza di liquido nello stomaco»), ma soprattutto è convinto che risulti «possibile arrivare all’esclusione dell’annegamento come causa di morte attraverso una revisione dei preparati istologici». Una volta rinunciato all’esame del cadavere, per cause di forze maggiore, si poteva e doveva (si può e si deve) fare di più – secondo la famiglia Piccione – per scoprire cause della morte ed eventuali responsabilità.

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