Diga crollata a San Bartolo, al via il processo “parallelo” sui lavori. Parla il collega del tecnico morto

RAVENNA. “Il giorno dell’incidente stavamo facendo un accertamento per verificare un guasto alla centrale idroelettrica della chiusa. Un tappo d’argilla sul fondo della canaletta non aveva tenuto e aveva causato l’allagamento della turbina. Una volta risolto il problema avevamo deciso di ripetere la situazione critica e verificare che cosa sarebbe accaduto aprendo nuovamente le paratie in modo repentino”. Quelle sarebbero state le ultime ore di vita di Danilo Zavatta, il tecnico della Protezione civile morto il 25 ottobre in seguito al crollo della chiusa San Bartolo sul fiume Ronco, lungo via Ravegnana. Ieri in aula avrebbe dovuto testimoniare anche lui. Invece a ricordare quel tragico accertamento è stato il collega che assieme al tecnico 52enne di Savio, il 16 novembre del 2016, informò la Procura di presunte difformità tra i lavori in corso per realizzare la centrale e il progetto presentato. Quella segnalazione ha dato il via a un processo parallelo all’inchiesta aperta l’anno scorso dal procuratore capo Alessandro Mancini e dal sostituto procuratore Lucrezia Ciriello per disastro e omicidio colposo in concorso. Ma i tre imputati sono gli stessi che figurano fra i circa dieci indagati per il crollo della diga. Sono il 58enne Daniele Tumidei, legale rappresentante dell’azienda forlivese Gipco, committente dei lavori per la centrale idroelettrica, il 75enne Angelo Sampieri, direttore dei lavori, e la 31enne Elisa Casanova, legale rappresentante dell’omonima impresa edile di Bertinoro che aveva eseguito l’intervento nell’alveo del fiume.

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