Faenza, cade dalla sedia a rotelle rotta e rimane tetraplegica: in 7 a giudizio

Sab 9 Febbraio 2019
Federico Spadoni


FAENZA. La sedia a rotelle fornita dall’Ausl e da poco riparata avrebbe dovuto sorreggerla per affrontare le difficoltà deambulatorie. Invece una ruota aveva ceduto, facendola cadere a terra e battere la testa contro il muro. Dopo cinque giorni era arrivata la diagnosi: una frattura alla spina dorsale, tale da compromettere in maniera permanente anche gli arti superiori. Così, dalla denuncia dei familiari di una donna all’epoca dei fatti 82enne e deceduta un anno e mezzo fa, sono finite a processo sette persone. Si tratta dei consiglieri delegati e del presidente del consiglio di amministrazione di una società milanese convenzionata con l’Azienda sanitaria per la fornitura di presidi medici come appunto sedie a rotelle, dei soci amministratori della ditta di Massa Lombarda a cui era stato subappaltato il lavoro di manutenzione e installazione, infine del dipendente di quest’ultima azienda, che effettuò la riparazione.

Sedia a rotelle vecchia di 17 anni

La data riportata sulla carrozzella di tipo pieghevole indicava come anno di costruzione il 1998. L’anziana, riconosciuta invalida dal 2006, l’aveva ricevuta gratuitamente dall’Azienda sanitaria, tramite l’ente convenzionato. Quest’ultimo nell’agosto del 2014 aveva anche affidato alla ditta romagnola un intervento di manutenzione e revisione.

Nove mesi dopo si era verificato l’incidente: la ruota anteriore sinistra si era staccata, provocando la caduta della signora. Quando i familiari della donna erano arrivati a casa, avvisati dai vicini, avevano avuto modo di osservare chiaramente ruggine nei punti di cedimento. L’anziana era stata portata in ospedale in ambulanza, per poi essere dimessa con un trauma cranico e una ferita alla gamba. I dolori erano proseguiti anche nei giorni successivi, al punto che i figli - costituitisi ora parte civile - si erano preoccupati di fare visitare nuovamente la madre. Dai controlli erano emerse lesioni più serie, che avevano comportato la parziale tetraplegia con invalidità permanente.

La consulenza tecnica

I familiari della vittima avevano deciso di presentare querela, affidando anche una consulenza tecnica sulla sedia a un ingegnere. Il responso aveva così ricondotto il cedimento a una «mancata cura e manutenzione» del presidio medico «per un periodo prolungato di tempo, nell’ordine di anni». Su queste basi il sostituto procuratore Antonio Vincenzo Bartolozzi (sostituito ieri in aula dal vpo Ornella Manoli), aveva portato a giudizio tutti e sette gli imputati.

Tuttavia ieri, all’apertura del dibattimento, su richiesta delle difese (gli avvocati Francesco Romualdi e Stefano Pellizzari) il giudice ha ritrasmesso gli atti alla procura, spostando per competenza il procedimento davanti al giudice di pace.

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