Con. Ami Imola, la sindaca: “Non potevo permettere la fase di stallo”

IMOLA. «Basta con gli interessi di bottega, qualcuno se ne faccia una ragione. Lo scenario è cambiato e i cittadini hanno chiesto un’inversione di rotta. Non intendo fermarmi di fronte alle vecchie logiche politiche». La prima cittadina di Imola Manuela Sangiorgi rispedisce al mittente le accuse di chi avrebbe causato lo stallo all’interno dell’assemblea dei soci del Con.Ami e adesso «finge indignazione» per la nomina dei consiglieri di amministrazione e del presidente.

Opposizione politica

«Non potevo permettere che continuasse la fase di stallo causato da chi, per mesi, ha fatto continuo ostruzionismo, lanciato offese, e avviato ripicche e prevaricazioni sulla pelle dell’intera collettività – attacca la sindaca –. Stiamo parlando di un consorzio patrimonio di tutti che eroga importanti servizi e la cui attività non può essere bloccata per logiche di mera opposizione politica».

Ancora: «Non so quale mandato pensino di aver ricevuto dai loro cittadini i ventidue sindaci componenti il Con.Ami che da mesi blaterano accuse, minacce e insulti. Certo è più facile attaccare strumentalmente che impegnarsi a raggiungere quell’accordo che, fino alle precedenti elezioni, era più che scontato».

Da parte sua, «so per certo che gli imolesi mi hanno chiesto il cambiamento, l’abbandono di nomine per meriti politici, di scelte fatte in nome di coccarde colorate appuntate sulle giacche di gente riciclata da “sistemare” – continua la prima cittadina –. Oggi lo scenario è diverso e i cittadini di Imola non hanno votato Partito democratico e hanno chiesto una inversione di rotta nella direzione del cambiamento. Dopo la disfatta elettorale, adesso, per i sindaci tanto falsamente indignati, il Comune, che detiene la quota maggioritaria nel consorzio, non ha più gli stessi diritti di ieri».

Atto di responsabilità

La Sangiorgi è un fiume in piena: «Da agosto del 2018 i ventidue sindaci che tanto amano parlare hanno bocciato ogni mia proposta senza alcuna motivazione o analisi di professionalità, moralità o competenza, contrapponendo figure inadeguate al ruolo – prosegue –. Non potevo permettere che si andasse oltre, per rispetto dei cittadini che hanno diritto di vivere in una città che funziona e sono stanchi di guerre politiche».

Perché «alla comunità interessa che i componenti il cda siano persone capaci, oneste, esperte nella materia e che eseguano il loro mandato sulla scorta degli indirizzi programmatici decisi e votati dall’assemblea – conclude la prima cittadina –. Ed è esattamente quello che ho fatto, applicando il codice civile e risolvendo una situazione che durava da troppi mesi e sarebbe durata ancora».

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