Cesenate imputato per ebbrezza e positività alla cannabis assolto perché le prove non danno certezza

Ven 20 Dicembre 2013
Redazione Web


E’ la dirompente giurisprudenza di una sentenza letta dal giudice Camillo Poillucci (in aula l’accusa della Procura era rappresentata dal pm Marina Tambini) nel caso di un cesenate finito sotto processo per guida sotto l’effetto di alcol e droga.

Il caso è quello di Danilo Camporesi, ora 38enne cesenate: un fascicolo processuale nato da un incidente stradale avvenuto alle 4.40 del 15 aprile 2011.

Il 38enne cesenate stava guidando lungo la via Dismano a San Vittore. L’auto ha sbandato finendo per andare a sbattere contro un mezzo pesante che proveniva dalla corsia opposta.

Fu necessaria l’ambulanza per trasportare il cesenate al Bufalini: era cosciente ma “ammaccato” per le contusioni patite nell’urto. I carabinieri furono incaricati dei rilievi di legge. Una volta arrivati in ospedale richiesero agli infermieri che Camporesi venisse sottoposto ad esami del sangue (per la ricerca di eventuali tracce di alcol) e delle urine (a caccia di segni di assunzione di droga).

Il 38enne risultò positivo su tutti e due i fronti. Per 1,0 g/l di alcol nel sangue (il limite fissato dalla legge è 0,50) e per i cannabinoidi.

Di qui le accuse di guida sotto effetto di sostanze che l’uomo (difeso dagli avvocati Alessandro Mariani e Alessandro Sintucci) era chiamato a sostenere in aula.

Nel corso del processo la difesa ha prodotto una perizia effettuata dai medici Piero Turci e Francesca Ricchi dell’Università di Ferrara. I cui risultati devono aver inciso in maniera sostanziale sulla sentenza poi emessa dal giudice (le cui motivazioni non sono ancora a disposizione delle parti).

La perizia spiega come i “marker” che vengono usati al Bufalini per la ricerca di alcol nel sangue dei pazienti, siano eccessivamente sensibili. Cioè reagiscono all’alcol ma anche ad elementi affini allo stesso. Possono dunque ingigantire lo stato di ebrezza potenziale di un paziente, o addirittura dare luogo a dei “falsi positivi”.

Per quanto riguarda i cannabinoidi, poi, la difesa ed i periti hanno spiegato come tracce degli stessi restino nelle urine per più e più giorni. Quindi non si può associare una eventuale positività al fatto che un autista abbia “fumato una canna” o comunque assunto droghe prima di essersi messo al volante.

Risultato: Danilo Camporesi è stato assolto. Ciò significa che gli esami del sangue al Bufalini eseguiti, almeno fin quando non verranno cambiate le tipologie di reagenti utilizzati per evidenziare nel sangue la guida in stato d’ebrezza, non hanno alcuna validità poi in aula di giustizia.

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