Cibo sostenibile: uova fresche dal Pollaio Sociale

Gio 21 Marzo 2019 | Laura Giorgi


Cibo sostenibile: uova fresche dal Pollaio Sociale

Fri 4 October 2019 | Laura Giorgi

Franco Zanelli nel Pollaio Sociale di Toscanella di Dozza
FOTO MAURO MONTI
Adottare una gallina perché deponga felicemente le uova che mangerai. E non è tutto: ad accudirle e nutrirle saranno persone che in quell’atto di cura verso la “cocca” guadagneranno loro stesse salute mentale e soddisfazione. Succede al Pollaio Sociale, invenzione della cooperativa Seacoop di Imola che è diventato un vero e proprio “marchio” e ora potrebbe diventare una modalità diffusa di procurarsi uova in maniera sostenibile sia dal punto di vista ambientale che umano.
Relazioni nel pollaio
Nato nel 2015/16 come un progetto di inclusione da applicare al centro La tartaruga di Toscanella di Dozza, che nel comprensorio imolese ospita ragazzi e adulti con disabilità mentale, il progetto della Seacoop ha dato in fretta i suoi frutti. «La nostra finalità era coinvolgere i nostri ospiti in una attività che desse loro la possibilità di responsabilizzarsi, ciascuno assumendo un compito adatto alle proprie capacità e inclinazioni, e allo stesso aprirsi all'esterno –spiega Franco Zanelli, referente del progetto per la cooperativa sociale imolese che gestisce il centro –. Qui siamo in un posto bellissimo, in aperta campagna, da anni avevamo già avviato l’orto, coltivato sempre dai nostri ospiti con il supporto di un agronomo e un agricoltore, ma serviva qualcosa che ci connettesse ancora di più all’esterno. È nata così l’idea del pollaio e al contempo dell’adozione della gallina da parte di persone esterne al nostro centro. Questo perché la cura degli animali non rimanesse un’ azione confinata qua dentro, fine a se stessa, ma si aggiungesse anche la possibilità da un lato di vederne i frutti e dall’altro di arricchirla con nuove relazioni, e così è stato. Abbiamo conosciuto una famiglia per ciascuna delle 35 galline che razzolano nel pollaio e che settimanalmente, o quasi, vengono a prendere il loro cartone di uova».

FOTO MAURO MONTI

Uova come una volta
Ovviamente la cura degli animali è una parte importante del progetto e quindi la loro vita deve essere la migliore possibile. È stato infatti stilato un regolamento che vuole il pollaio costruito in legno, un cortile ampio intorno alla casetta dove le galline vivono e un ulteriore pascolo aperto contiguo dove possono razzolare liberamente per gran parte della loro giornata, fino a che gli ospiti de La tartaruga non le vanno a radunare e salutare per la sera. «Abbiamo un veterinario che ci segue all’occorrenza, non siamo allevatori, ma evitiamo i trattamenti antibiotici, le nostre galline stanno bene. Mangiano oltre a quello che trovano nel loro pascolo, gli scarti delle verdure del nostro orto, coltivate senza additivi chimici di nessun tipo, granaglie e se occorre a integrazione mangimi specifici no ogm. I parametri di benessere animale sono garantiti dal nostro regolamento e per la verità sono ampiamente superiori a quelli prescritti dalla legge – sorride Zanelli con le galline libere alle spalle nel loro prato –. È un pollaio rustico, come si aveva una volta nelle case di campagna e credo che si senta anche nel sapore delle uova», in più c’è il fattore umano a dare sapore. Quando poi le galline dopo qualche anno diventano meno produttive, vanno “in pensione” cioè viene trovato loro ricovero in case di campagna che le ospitino.
Pollai sociali crescono
Il progetto è andato così bene e la lista di attesa per le adozioni della galline si è così allungata, che si è pensato di aggiungere un secondo pollaio per altre 35 galline, questa volta ovaiole bianche livornesi, che sarà montato a breve, speculare a quello esistente, stessi spazi, stesse condizioni per le galline. Ma non solo. «Abbiamo registrato il marchio Pollaio Sociale e lo mettiamo a disposizione per chi lo vuole replicare con le stesse regole, ovviamente la prima finalità è coinvolgere nelle attività persone da includere socialmente», spiega Zanelli. Intanto un altro Pollaio Sociale è già nato a poca distanza, l’anno scorso, a Ozzano Emilia nella coop agricola Dulcamara, ma il progetto è a disposizione e certo costituirebbe un modo diverso di procurarsi un alimento comune in modo davvero alternativo ai grandi allevamenti intensivi dell’industria.
Adottare una gallina
«Ogni gallina produce mediamente 250 uova all’anno, ma possono essere un po’ di più o un po’ di meno, la stagione conta e ... dipende dalla natura» spiega Franco Zanelli. Ad ogni modo è più o meno quello il quantitativo garantito con l’adozione di una delle galline del Pollaio Sociale. Si paga per il suo mantenimento, per finanziare il progetto e il centro (tutti i proventi ovviamente vanno alle attività de La tartaruga) con una quota di 95 euro all’anno, per mettersi in lista si può scrivere a tartaruga@seacoop.coop o telefonare allo 0542673630. «Le uova le raccogliamo ogni giorno, a rotazione consegniamo il cartone alle famiglie con le uova fresche di giornata, mediamente una volta a settimana. Le chiamiamo e loro le vengono a prendere qui da noi». Ed è lì che si concretizza per tutti la parte importante del progetto: l’incontro, la relazione.  

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