Romagnoli travolti dalla valanga al Col Chamolè, per il perito le guide furono imprudenti

Mer 28 Novembre 2018
Redazione Web


Alla base della tragedia dello scorso aprile in Val D'Aosta, dove persero la vita Roberto Bucci, 28enne snowboarder di Faenza, e Carlo Dall’Osso, 52 anni di Imola, vi furono condotte imprudenti da parte delle guide che avevano organizzato l'escursione. E' quanto emerge dalla perizia elaborata dalla guardia alpina incaricata di fare luce sull'accaduto e individuare eventuali profili di responsabilità. Il perito Paolo Comune, sentito ieri davanti al gip Giuseppe Colazingari in incidente probatorio, ha ritenuto sussistenti "profili di colpevolezza" in capo ai sei rappresentanti della scuola di scialpinismo "Pietramora" dei Cai indagati nell'ambito del procedimento sul tavolo del sostituto procuratore Eugenia Menichetti per disastro e omicidio plurimo colposi.

Ad avviso del consulente, nel frattempo nominato direttore del Soccorso alpino valdostano, alla base del distacco della massa nevosa che investì gli escursionisti romagnoli lungo il tragitto verso il rifugio Arbolle, vi furono valutazioni inopportune in merito al percorso stesso e alle condizioni del manto nevoso, sia per il numero eccessivo di partecipanti all'uscita, una ventina, sia per l'orario in cui venne effettuata l'escursione. 
 
Per quella sciagura al momento, in attesa della chiusura delle indagini preliminari, figurano indagati il responsabile della scuola e il direttore del corso stesso, Vittorio Lega, 51enne faentino istruttore nazionale di scialpinismo, Leopoldo Grilli, 44 anni, della sezione Cai di Imola, Alberto Assirelli, 50enne di Ravenna, Paola Marabini, 56 anni di Faenza, Giacomo Lippera, 45 anni di Rimini e Matteo Manuelli, 43 anni di Imola, questi ultimi due a loro volta travolti e feriti dalla slavina. Il distacco della massa nevosa investì anche altri escursionisti che si trovavano più a monte rispetto ai compagni di avventura; tra questi anche un cesenate che riportò la frattura di un piede.

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