FAENZA. Possiamo chiamarli gli Stati generali del vino della Romagna. Quanto meno per la qualità dei relatori che mettono insieme un’ottica europea (Paolo De Castro), regionale (Stefano Bonaccini e Simona Caselli), cooperativa (Cevico e Caviro), istituzionale (Consorzio Vini) e privata (Cantine Celli). È l’incontro alla Fiera di Faenza in programma questa sera alle 20.30 dal titolo “Bollicine e territorio: la Romagna si muove e chiama l’Unione Europea”. Non è casuale questa scelta se si pensa agli imponenti numeri di questa tipologia di vini anche nel nostro territorio.

Numeri importanti

Secondo i dati del Consorzio Vini di Romagna lo scorso anno sono stati imbottigliati 5,4 milioni di bottiglie di vini frizzanti Igt con indicazioni romagnole; 900mila di spumanti sempre Igt, inferiori sono stati i numeri per i vini a denominazione di origine controllata (Doc Romagna): 12mila bottiglie frizzanti e 38mila spumanti. Il trend pare destinato a crescere ancora di più, all’orizzonte, poi, c’è l’aggiornamento della Romagna Doc Spumante, progetto che nasce dall’esigenza di traguardare la viticoltura romagnola nei prossimi vent’anni, cercando di generare valore aggiunto attraverso una qualificazione dei disciplinari, un forte impegno nell’innalzamento qualitativo delle produzioni e una altrettanto marcata mobilitazione nella capacità di intercettare i trend e i mercati, nazionali ed esteri, maggiormente remunerativi per i produttori.

Valorizzazione locale

Questo con il pensiero rivolto alle varietà autoctone e con la seconda fase che dovrà essere dedicata al Sangiovese di collina. Il progetto è promosso dal Consorzio Vini di Romagna con tutti i produttori impegnati a livello di Consiglio di amministrazione, commissioni tecniche e valorizzazione in stretta sinergia con il coordinamento vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari.

Mercato globale

Oltre a questo, altri temi saranno toccati nel corso della serata come evidenzia Paolo De Castro, vice presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo: «Qualità, sostenibilità e aggregazione (perché la dimensione in un mercato globale conta) devono diventare le parole chiave per il futuro del settore vitivinicolo italiano ed europeo. Maggiore qualità significa innalzare ancora di più il livello di pregio delle nostre produzioni, per competere sul mercato mondiale offrendo al consumatore prodotti competitivi. Sostenibilità, perché la produzione deve diventare sempre più attenta all’equilibrio non solo economico, ma anche sociale e ambientale. Per fare questo, la misura investimenti (per sostenere impianti sempre più capaci di ottenere ottimi risultati anche sotto il profilo ambientale); la misura della ristrutturazione vigneti (per sostenere gli agricoltori in questa nuova sfida) e la misura della promozione (per raccontare al mondo la qualità e la sostenibilità) sono centrali».

Tutto questo in un quadro di grande crescita del settore a livello regionale. «Il 2017 è stato un anno estremamente positivo per l’export nel settore vitivinicolo della regione – afferma il presidente Stefano Bonaccini –. Con un valore di 230 milioni di euro nei primi nove mesi dello scorso anno, +11,8% rispetto al 2016, l’Emilia-Romagna è leader in Italia per tasso di crescita. Un risultato importante, che vogliamo rafforzare mettendo a disposizione delle imprese per il 2018 quasi 6 milioni di euro di finanziamenti per la promozione sui mercati dei Paesi terzi, con particolare attenzione a quelli che stanno crescendo di più come Usa, Russia, Messico, Cina e Giappone. Ma non solo: con una recente delibera di Giunta abbiamo destinato, sempre per quest’anno, circa 12 milioni di euro alla riconversione e ristrutturazione dei vigneti e quasi 8 milioni all’ampliamento e all’ammodernamento tecnologico delle cantine».

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