Serena Balivo in scena a Montescudo

Dom 17 Marzo 2019 | Irene Gulminelli


MONTESCUDO. Una donna deve prendersi cura di un giovane essere umano, ultimo erede della sua stirpe. Questo è il tema chiave dello spettacolo “La buona educazione”, prodotto dalla Piccola Compagnia Dammacco e Teatro Dioniso, che arriverà oggi pomeriggio alle 18 al teatro Rosaspina di Montescudo per Oltremisura.

In scena solo Serena Balivo (premio Ubu 2017 come nuova attrice) a dare corpo e voce al testo scritto da Mariano Dammacco, che ne ha curato anche la regia e, insieme a Stella Monesi, lo spazio scenico.

Dammacco, com’è nata l’idea di questa drammaturgia?

«Il testo originale nasce dal desiderio di interrogarsi su quali siano oggi i valori e i disvalori, non solo per i giovani ma anche per tutti noi che dobbiamo relazionarci con il mondo circostante – racconta il drammaturgo e regista della compagnia –. Da qui mi sono inventato il personaggio di una donna non più giovanissima, che non ha mai voluto essere moglie o madre, ma si ritrova, a causa della morte della sorella, a dover prendersi cura di un giovane ragazzo, suo nipote. Viene catapultata così in una situazione che le fa fare i conti con i ragazzi, i genitori, la tecnologia, gli sport, ma anche con se stessa. Si assiste infatti a un vero e proprio risveglio esistenziale».

In che modo Serena Balivo dà vita a questo personaggio?

«Serena interpreta la donna mentre il ragazzo viene solo evocato di riflesso.

Rispetto ad altre nostre produzioni abbiamo deciso di allontanarci leggermente dalla caricatura e dalla maschera del personaggio, per avvicinarci di più al naturalismo. Come da tradizione alterniamo momenti in cui si ride ad altri che portano la platea a commuoversi. Mi è stato detto che forse questo è il nostro lavoro più ironico ma il quadro che viene delineato in fondo è piuttosto desolante».

In quale spazio si muove l’attrice?

«Grazie alla coproduzione del Teatro Dioniso, diretto da Michela Cescon, per questo spettacolo siamo riusciti a realizzare una scenografia completa che aiuta senz’altro a immergerci nella storia».

Potrebbe indicarci alcune riflessioni che emergono sui valori di oggi?

«Prima di tutto la zia si chiede quanto possa essere lei a educare suo nipote o quanto sia il contesto di riferimento in cui vive a influenzarlo. Si avverte un forte stacco generazionale che in questi anni di accelerazione è aumentato sempre di più e più velocemente e quindi la donna fa fatica a comunicare con questo ragazzo che però è molto vicino a livello di parentela, perché è il figlio di sua sorella. Prima di scrivere il testo mi sono documentato molto leggendo saggi sul tema e ho cercato poi di tenere conto di tutto. La protagonista deve fare i conti con un bando surreale per l’affidamento del nipote, con il mondo delle chat di Whatsapp tra genitori, con un italiano parlato dai giovani che ha ormai dimezzato il vocabolario di riferimento e con molti altri aspetti.

In maniera poetica tutto questo ci solletica una domanda: ci può essere ancora un pensiero in un mondo fatto di continuo rumore?».

Dopo lo spettacolo aperitivo offerto dalla Pro Loco di Montescudo, mentre in sala mostre è ancora visitabile la mostra fotografica “Vista mare” di Massimo Morri.

Info: 339 6512980

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