Il prossimo 27 maggio la Commissione Europea presenterà la propria proposta per il così detto European Recovery Fund, l’atteso programma di aiuti per il rilancio dell’economia europea che come conseguenza della pandemia da Covid-19 avrà un crollo del PIL tra il 5% e il1 12% (stima della BCE), mai visto in tempi di pace. Nella sua comunicazione al Parlamento Europeo del 13 maggio, la presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato che il fondo sarà articolato su tre pilastri: 1) sostegno agli stati membri per ricostruire e uscire più forti dalla crisi; 2) rilanciare l’economia e aiutare gli investitori privati; 3) rafforzare programmi come Horizon (ricerca) e istituire un nuovo programma sanitario europeo.

Come contributo di peso al processo di elaborazione in corso, Francia e Germania hanno presentato lunedì scorso la propria proposta congiunta denominata “Iniziativa franco-tedesca per la ripresa europea di fronte alla crisi del coronavirus”. La proposta franco-tedesca prevede che il Fondo di stimolo sia dotato di 500 miliardi di euro di spesa del bilancio dell’UE per i settori e le regioni più colpiti. Rafforzerà la resilienza, la convergenza e la competitività delle economie europee e aumenterà gli investimenti, in particolare nei settori strategici della transizione ecologica e digitale nonché della ricerca (incluso il vaccino anti-Covid 19) e innovazione. Alla Commissione Europea spetterà il compito di finanziare tale sostegno per la ripresa prendendo denaro in prestito dai mercati per conto dell’UE, su una base giuridica pienamente conforme al trattato europeo, al quadro di bilancio dell’UE e ai diritti dei parlamenti nazionali. Nella video-conferenza stampa congiunta di Angela Merkel e Emmanuel Macron è stato precisato che si tratta di aiuti a fondo perduto. È una svolta politica di portata storica che la Germania, attraverso la Cancelliera Angela Merkel, si sia impegnata su un progetto che prevede un debito comune europeo, la forma più alta e concreta di solidarietà europea. Non a caso Giuseppe Conte l’ha definito “un buon punto di partenza”, mentre il cancelliere austriaco Kurz ha già ribadito il proprio no e preannunciato una contro-proposta di Austria, Danimarca, Svezia e Olanda basata su prestiti da restituire e ancorati a un programma di riforme da attuare nei paesi richiedenti. Nei prossimi giorni proseguirà questo negoziato molto duro e difficile al livello intergovernativo dell’UE, nel quale si fronteggerà un’impostazione puramente contabile e miope (quella di alcuni paesi nordici e dell’Austria) e una visione solidaristica dell’Europa, la più adatta a preservare e rafforzare non solo l’ideale europeo ma anche i concreti interessi materiali delle filiere produttive nazionali e dei lavoratori che beneficiano del grande mercato unico europeo, il più ricco del mondo. È molto probabile che la Commissione Europea presenterà alla fine una proposta di compromesso da mille miliardi, in parte a fondo perduto (ossia aiuti non rimborsabili) e in parte prestiti da restituire, seppur a lunga scadenza. Si tratterà comunque di uno stanziamento senza precedenti nella storia europea. Per avere un termine di paragone, il più volte evocato Piano Marshall aveva nel 1947 una dotazione di 14 miliardi di dollari, circa 128 miliardi di euro al valore attuale, contro i 500 miliardi del fondo proposto da Francia e Germania e i 1000 della Commissione. Il nostro Paese, oltre ad essere protagonista del duro negoziato in corso, deve attrezzarsi velocemente per essere in grado di presentare progetti adeguati, implementarli, monitorarli, rendicontarli. Troppo spesso in passato abbiamo dato pessima prova nel non saper utilizzare tempestivamente e per progetti utili ed efficaci i fondi europei. L’iter del Recover Fund non sarà semplice: gli attuali trattati europei prevedono che la decisione sia presa all’unanimità da tutti gli Stati membri (per questo contano anche le decisioni di piccoli stati europei, le cui economie e popolazioni sommate valgono più o meno quanto l’Italia da sola), per poi essere ratificata dai 27 parlamenti nazionali. Ma seppur irta di ostacoli (in primis gli egoismi di alcuni stati e la demagogia e miopia dei vari sovranismi nazionali), l’Europa della solidarietà si è rimessa in cammino. È sicuramente una bella notizia per noi e i nostri figli.
*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

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