Natalini: l’aria che respiriamo e l’Emilia Romagna

Natalini: l'aria che respiriamo e l'Emilia Romagna

Il 16 ottobre l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ha reso noto il rapporto sulla qualità dell’aria negli Stati membri, con i dati aggiornati al 2017. Il rapporto rileva una scarsa qualità dell’aria nel nostro continente, che riguarda soprattutto le aree urbane, con una stima di 374 mila morti premature causate dall’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico. L’Italia detiene il record negativo in Europa per morti premature da biossido di azoto con circa 14.600 vittime l’anno e ha il numero maggiore di decessi per ozono (3.000) e il secondo per PM2,5 (58.600), per un totale di 76.200 morti premature (oltre il 20% del totale, quando la nostra popolazione è pari a poco più dell’11,5% del totale di quella europea).

L’inquinamento dell’aria ha pesanti impatti negativi anche sull’eco-sistema e sul sistema economico e sociale nel suo complesso, in termini di costi sanitari, ore lavoro perdute, peggioramento della qualità della vita (si pensi a chi soffre d’asma e altre forme di insufficienza respiratoria, che peraltro colpiscono sempre di più anche i bambini e gli adolescenti).
Il rapporto è corredato da una mappa assai eloquente: mentre nel resto del continente le aree a maggiore concentrazione di pessima qualità dell’aria sono sparse, per il nostro Paese è tutta la Val Padana che viene evidenziata in rosso. D’altra parte, da tempo essa risulta tra le 5 aree più inquinate al mondo.
Nei centri urbani, in particolare, le concentrazioni di particolato atmosferico, biossido di azoto e ozono a livello del suolo causano i danni maggiori per la salute della popolazione. Tali concentrazioni sono causate dalle automobili, dai camion, dai motori e motorini (di cui la Romagna ha una delle concentrazioni più elevate al mondo), dai sistemi di riscaldamento. In tale contesto, uno dei fattori di aggravamento della qualità dell’aria è costituito dall’assurda consuetudine di bruciare la legna anche nei centri urbani. Il fumo che scaturisce dai caminetti e dalle stufe a legna è uno dei massimi emettitori nell’aria dei particolati atmosferici molto dannosi per la salute umana, per cui non si capisce perché non vengano emesse dai sindaci ordinanze che ne vietino l’utilizzo, prevedendo anche delle severe sanzioni.
L’Unione Europea sta cercando da tempo di proteggerci da questi pericoli. È una totale menzogna, quindi, sostenere, come pure è stato fatto in questi anni dai movimenti anti-europei, che l’UE si occupa solo di moneta, banche, multinazionali e non delle persone. È grazie alla UE se nel tempo abbiamo adottato combustibili sempre meno inquinanti, e eliminato quelli che contenevano sostanze fortemente nocive, come lo zolfo e il piombo (ricordate le prime benzine “senza piombo”, oggi ormai la norma?). La direttiva sulla qualità dell’aria, inoltre, ci obbliga a monitorare e misurare costantemente gli inquinanti atmosferici e fissa dei tetti massimi da non sforare ogni anno nella concentrazione delle sostanze inquinanti nell’aria. Chi sfora questi tetti è sottoposto a multe, anche pesanti.
L’Italia, purtroppo, detiene ancora il primato negativo del paese con il maggior numero di infrazioni in Europa. Negli ultimi otto anni il nostro Paese ha speso 589 milioni in multe inflitte dalla Corte di Giustizia Europea per il mancato rispetto di varie direttive europee, specialmente in campo ambientale.
La Commissione ha ricordato che gli Stati membri, quando decidono le regole comuni, poi le devono rispettare.
La direttiva europea sulla qualità dell’aria è alla base della formulazione dei Piani Regionali sulla Qualità dell’Aria, come ad esempio quello redatto dalla Regione Emilia-Romagna. Le standardizzazioni tecniche europee per le auto (Euro 5, Euro 6 ecc.) hanno posto vincoli ambientali sempre più stringenti alle case automobilistiche, al fine di ridurre l’inquinamento e proteggere la nostra salute. In tale contesto la Regione Emilia-Romagna che in 70 anni è diventata tra le 3 regioni più ricche ed avanzate del nostro Paese e una tra le prime in Europa (pagando però il prezzo ambientale suddetto) deve e può diventare uno dei motori della de-carbonizzazione in Europa, ponendosi all’avanguardia nel perseguimento di quella neutralità climatica entro il 2050 che la nuova presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha posto come principale obiettivo del suo mandato. Le sostanze clima-alteranti che provocano il surriscaldamento globale del Pianeta sono le stesse che inquinano l’aria. Gli emiliano-romagnoli, che hanno già conquistato importanti traguardi in ogni campo, vanno mobilitati, anche in vista delle elezioni regionali del 26 gennaio 2020, attorno ad un nuovo sogno collettivo: fare della nostra Regione un modello di riferimento europeo e mondiale per il connubio tra giustizia ambientale-climatica e sociale, basata sulla qualità dell’aria, aree verdi e boschive, energie rinnovabili, trasporti puliti e sostenibili per tutti, aziende e lavori green.
*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

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