Pochi mesi fa abbiamo visto le piazze di tutto il mondo piene di giovani che chiedevano alla Politica di agire “subito” per il Clima. Milioni di giovani in tutto il mondo che chiedevano di sostituire i fossili con le fonti di energia Rinnovabili – FER (fotovoltaico, eolico, idroelettrico). In tutto il mondo i giovanissimi chiedevano di salvare la Terra e con esso il loro futuro. Solo dieci anni per cambiare rotta e decarbonizzare la produzione della energia, tutti noi eravamo solidali con la loro richiesta.

Gli effetti del cambiamento climatico sono già evidenti anche in Italia, nei luoghi in cui viviamo, il cui aspetto cambierà se non facciamo nulla. Ora possiamo fare la nostra parte come Riminesi con una proposta – e per ora è solo questa – di un Parco eolico o se preferite Farm Wind (gergo). Ho la impressione che si stia facendo molta confusione su questo argomento sollevando paure, e quindi negazione pregiudiziale verso la proposta. La prendo lunga (nel tempo) per ricordarmi che al tempo del primo Referendum sul nucleare (1987) mentre noi raccoglievamo le firme, chiedevamo (noi vecchi ecologisti) di fare le FER invece del nucleare (allora sembrava utopia). Sono rimasto della stessa idea per le FER, insieme a milioni di giovani che oggi chiedono, ed hanno ragione.

La nostra responsabilità

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima pubblicato nel 2019 (Ministero dell’Ambiente) individua gli obbiettivi e gli strumenti per il 2030 dove il parco di generazione elettrica deve fare un ampio ricorso a fonti energetiche rinnovabili, principalmente fotovoltaico ed eolico, che dovranno rispettivamente triplicare e più che raddoppiare per coprire il 55,0% dei consumi finali elettrici lordi nel 2030 contro il 34,1% del 2017.
Dobbiamo – se siamo coerenti -fare la nostra parte del 50 % di energia rinnovabile elettrico entro il 2030. La dobbiamo produrre anche noi, sarebbe troppo comodo farla fare da una altra parte quello che dobbiamo fare noi. Nella provincia di Rimini sino ad ora si è fatta pochissima energia rinnovabile (ultimi in regione). Qualcuno ha prospettato di coprire con fotovoltaico la nostra quota del 50%, ma se vogliamo eliminare il metano dalla nostra aria dobbiamo sostituirlo con l’elettricità, ovviamente prodotta da FER. Per avere la stessa potenza con il fotovoltaico occorre una superficie di circa 2.145.000 mq, ovvero 238.300 impianti fotovoltaici da 9 kW installati in tutta la Provincia di Rimini. Certo sarebbe auspicabile che il fotovoltaico fosse diffuso ma non ci sono 238.000 tetti adatti. Oppure occorrono circa 495 ettari se costruiti a terra con una potenza di un megawatt ciascuno, con impatti enormi sul nostro territorio.

Il progetto

Cercherò ora di dare in sintesi le informazioni sulla procedura autorizzativa, che prevede i seguenti passaggi:
1) La Concessione Demaniale Marittima, rilasciata dal MIT, che dà la concessione per 30 anni alla area marina dopo avere valutato gli impedimenti alla sua concessione (e penso anche alla navigazione ed accessibilità al Porto).
2) La Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) sulla base del SIA (Studio di Impatto Ambientale presentato dal proponente) rilasciato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM). Questo procedimento ha queste fasi fondamentali:
a) presentazione da parte del proponente del SIA con annuncio sulla stampa locale e nazionale della avvenuta presentazione ed accesso a tutti alla documentazione SIA.
b) Osservazioni da parte di tutti (cittadini, istituzioni Locali, Associazioni).
c) Controdeduzioni del proponente motivando la propria accettazione o respingimento.
d) La Commissione VIA sulla base di tutto ciò redige la VIA con prescrizioni rispetto al progetto presentato e quindi anche facendo proprie le osservazioni e proposte alternative.
3) Autorizzazione Unica, se non vi sono incompatibilità, rilasciata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) che, con unico atto, autorizza l’opera sia per opere a mare che a terra.
Quindi possiamo essere coinvolti nel progetto. Il 6 dicembre 2019 il progetto è stato presentato alla città di Rimini, quindi non a nostra insaputa. Io non c’ero per motivi di salute.
Tutto l’iter dovrebbe durare non più di due anni. Per mia esperienza come componente di una equipe che redige per i Comuni e le Provincie osservazioni e soluzioni alternative al VIA nel campo degli elettrodotti in altissima tensione (con buoni risultati) i tempi sono non meno di cinque anni.
Aggiungo che la Regione Emilia Romagna ha pubblicato “Tra il Cielo e il Mare” (https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/geologia/pubblicazioni/libri/tra-la-terra-e-il-mare-analisi-e-proposte-per-la-pianificazione-dello-spazio-marittimo-in-emilia-romagna) in cui ha individuato le aree marine ove installare impianti eolici, tra cui la costa di Rimini. Gli Amministratori dunque non possono “cascare dal pero”.

Gli impatti

Visivo. La domanda che ci si pone: Ma dalla spiaggia si vede l’eolico? Il primo è a 10 Km e l’ultimo a 25 Km: si vede anche esso?. Manca una simulazione visiva per dare una risposta. Nel SIA dovranno essere presenti le simulazioni, e in quella fase si potrà valutare il vero impatto visivo Ho cercato in altre SIA delle rappresentazioni per questa tipologia ed ho trovato solo questa simulazione (vedi foto) con torri più pala di 120 m ad una distanza di 5 Km dalla costa (il nostro è alto 200 m compresa la pala ma il primo ha una distanza dalla spiaggia di 10 Km, gli altri si allontanano dalla costa sino a 25 Km).

La simulazione citata

Durante il procedimento autorizzativo ritengo sia possibile chiedere una nuova geometria del parco eolico allontanandolo per ridurre ancora di più la visibilità dalla spiaggia.
Navigazione. Su questo tema sono state sollevate preoccupazioni – da parte dei pescatori – sulla entrata in porto. La capitaneria dovrà valutare in questa prima fase se esistono tali problemi, e se esistono non darà la Concessione Demaniale.
Linea elettrica a terra. Un’altra criticità sollevata è la linea elettrica che collega l’impianto eolico alla Stazione elettrica di San Martino in XX. Altrettanto legittima e opportuna la questione sollevata. Anche qui occorre conoscere il progetto e individuare le soluzioni in questo caso come per altre criticità sollevate. In fase di Valutazione dell’impatto ambientale si potranno proporre soluzioni risolutive o di forte attenuazione. L’attuale tecnologia lo permette.
Qui concludo questa parte in cui ho cercato di dare risposte da tecnico alle questioni sollevate in questi giorni sulla stampa.

Quali vantaggi per i cittadini Riminesi

Ma le questioni sollevate sono queste oppure vi sono altri motivi quali la sacralità dei luoghi ove viviamo, oppure la accettazione di opere solo se soddisfano direttamente i nostri bisogni immediati?
Quali vantaggi potranno avere i Riminesi da questa opera. Provo ad immaginarli: Rimini – una città proiettata nel futuro – nei prossimi anni avrà bisogno di maggiore energia elettrica per fare fronte al condizionamento sempre più diffuso con estati che si prevedono infuocate. Avrà bisogno di migliorare la qualità dell’aria in inverno e in estate sostituendo il gas metano per scaldare gli ambienti e l’acqua calda sanitaria con le pompe di calore elettriche.
Avrà bisogno di dare risposte alla richiesta (da parte dei nostri turisti e dei riminesi) di colonnine di ricarica delle macchine elettriche. Avrà bisogno di trasformare tutta la mobilità pubblica in elettrica o all’idrogeno.
Alcune di queste dotazioni potranno essere richieste come compensazioni al proponente, fa parte della prassi, un risarcimento per una intrusione che ovviamente ha scopi di lucro (imprenditoriali).
Ma io penso che questa possa essere anche l’occasione per creare un Parco Marino Naturale in questa area, ove le specie marine si moltiplicheranno e lo popoleranno come è accaduto alle torri di estrazione degli idrocarburi.
Un Parco Marino Naturale, che come Assessore all’Ambiente di Rimini ho evocato, come pure l’amico Samuele Zerbini, con la mostra fotografica tenutasi a Rimini nel 2005 in collaborazione con l’Associazione “Rimini sub Gian Neri”. Le foto sono state scattate da loro in corrispondenza di piattaforme in disuso e di un relitto. Qui la flora e fauna marina si è sviluppata sino a dare l’idea di un mare tropicale.

Le foto della “Rimini sub Gian Neri”


Infine avere a Rimini invece che a Cattolica la produzione di idrogeno (indicata come futura realizzazione nella documentazione allegata da parte di Energia Wind 2020).
Insomma uno scenario futuro che vede Rimini per la transazione energetica da combustibili fossili alle FER nei trasporti pubblici e privati, nel condizionamento degli alberghi, delle nostre case e delle attività industriali. Una città che sviluppa una economia circolare tanto evocata in occasione delle manifestazioni dei giovani sul clima, ma poi timidamente intrapresa.
Per fare questo l’eolico non basta, occorre fare un Piano Energetico per Rimini conforme al Piano Nazionale che preveda una ampia diffusione del fotovoltaico, la riduzione dei consumi civili e del terziario con interventi sugli edifici e sugli impianti (come per esempio quando il Comune di Rimini ha imposto alla Coop Malatesta l’installazione di 50 kW di FV e la massima efficienza della illuminazione e dei gruppi frigoriferi – 2004). Dobbiamo fare la nostra parte.
*Coordinatore Comitato civico “Ecologia e sviluppo sostenibile Rimini – Italia Viva”

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