I primi sospetti erano emersi quando la madre di una ragazzina, all’epoca 16enne, aveva origliato mentre la figlia al telefono chiedeva consigli sulle frasi da utilizzare per proporsi sessualmente, parlando anche di fotografie e password. Chi fosse il misterioso interlocutore, era emerso quando mamma e papà l’avevano messa spalle al muro chiedendole spiegazioni. L’uomo col quale stava parlando – così aveva confessato la giovane – era uno di quelli che l’avevano convinta, insieme a un’amica, a esibirsi in spettacoli hard trasmessi in diretta su un sito pornografico, promettendole una percentuale sulle visualizzazioni a pagamento. Per quei fatti, avvenuti ormai nel 2011, erano stati condannati in primo grado due lughesi (assistiti dall’avvocato Nicola Casadio) con l’accusa di avere adescato le due adolescenti per instradarle alla prostituzione e sfruttarne economicamente il materiale pornografico. Ieri la corte d’Appello di Bologna ha confermato le pene rispettivamente di 3 anni e 4 mesi per un 43enne e di 2 anni con condizionale per un 50enne. In primo grado erano state inoltre fissate per entrambi multe da 21mila e 10mila euro.

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