Lo straordinario sviluppo edilizio dei primi anni del novecento

Nel 1895, ad appena due anni dalla costruzione del primo villino, le palazzine che fronteggiano il litorale di Viserba sono già una decina. Con gli insediamenti edilizi vengono tracciate anche le prime viuzze. Nel 1898, in seguito al fermento costruttivo in atto a levante del vecchio abitato, il Comune accoglie la richiesta di alcuni proprietari e rende più agevole la comunicazione tra le ville e la stazione ferroviaria con l’attuazione di una strada – vera e propria – parallela al mare e di un altro tratto perpendicolare ad essa in direzione monte. Nel 1904, sempre su sollecitazione dei possessori delle abitazioni, il Municipio esegue il prolungamento e l’allargamento della litoranea, sino alla strada Palotta (cfr. Atti del Consiglio Comunale di Rimini, sedute del 9 marzo 1898 e 3 giugno 1904).

Questa incredibile urbanizzazione della marina desta stupore e curiosità e spinge i giornali balneari riminesi a parlarne. Il 26 agosto 1906 il Gazzettino Verde si dilunga sulle ville della vicina frazione che «si stendono, si incrociano, si inseguono in una corsa rapida e irregolare sulla spiaggia, prospiciente il bel mare, sotto il cielo azzurro». Ville, aggiunge il “periodico della calura”, gradevoli ed eleganti.

Nel giugno del 1907 la stessa testata riminese torna ad occuparsi del sorprendente sviluppo di questo lembo di «spiaggia arenosa, morbida e vellutata» divenuto «un gradito luogo di convegno estivo». La sua prodigiosa crescita – sostiene il foglio – è dovuta «alla intraprendenza del coraggioso ed energico Capo Mastro ed imprenditore Sante Polazzi, seguito ora dal bravo suo allievo Raffaele Mussoni Capo Mastro veramente distinto». Il Nautilo, altro frizzante settimanale estivo che sull’espansione della borgata riempie intere colonne, nel luglio del 1907 scrive addirittura che la Nuova Viserba – piccolo, ma incantevole angolo di paradiso – «con le sue 200 ville primeggia fra le vicine stazioni balneari». Dello stesso avviso è anche la prestigiosa Guida storico artistica di Rimini del 1909 di Luigi e Carlo Tonini. Nell’opuscolo i due autori asseriscono che Viserba «promette di riuscire una delle più desiderate stazioni balneari del litorale Adriatico» e ciò anche perché rispetto alle altre possiede due grandi vantaggi: «dista appena 4 chilometri da Rimini ed ha un’abbondanza d’acqua salutare».

Già, l’«acqua salutare». A determinare il boom edilizio di Viserba sembra proprio che sia stata la scoperta nel sottosuolo di sorgenti di acque potabili e purissime, a 10 gradi e mezzo di temperatura. Di questo “tesoro” a parlarne tra i primi fu Ezzelino Magli, medico condotto di Viserba. Nella relazione scientifica Sulle cause della febbre tifoidea nella spiaggia balneare di Viserba – scritta nel 1904 per la rivista La Medicina Italiana – Magli affermava che «La spiaggia balneare di Viserba deve il suo rapido e fiorente sviluppo ad un’acqua potabile limpidissima che scaturisce con abbondanza ovunque nel terreno si approfondisca un pozzo artesiano».

Sull’acqua della frazione i periodici riminesi “intingono” in continuazione le loro cronache. «La deliziosa spiaggia di Viserba – sostiene il Gazzettino Verde il 23 giugno 1907 – è ormai divenuta, quasi per incanto, stazione balnearia di primo ordine da tutti desiderata e ricercata; e ciò in grazia particolarmente della piena libertà che vi si gode, della eccezionale salubrità del luogo e della meravigliosa abbondanza delle sue acque potabili sgorganti chiare, cristalline e freschissime dai più che cento suoi pozzi Northon, tutti battuti dal peritissimo fontaniere Sig. Francesco Mancini di Rimini. Della purezza di queste acque fanno fede le analisi chimiche eseguite da distinti medici, igienisti e batteriologi».

Viserba – riferiva L’Ausa il 5 maggio 1906 – ha tanta ricchezza d’acqua persino da abusarne: ogni villino ha ingioiellato il proprio giardino con zampillanti fontane e c’è persino chi ne ostenta più d’una. Una stravaganza unica tra le spiagge dell’Adriatico che, unita al concerto di allegria prodotto «dal gorgogliar dell’acqua», dà il tono alla “stagione dei bagni” di questo ridente lembo adriatico. Un vero e proprio tesoro, dunque, quello del sottosuolo, che permetterà alla borgata di escogitare una propria vocazione turistica e di lanciarsi tra le stazione balneari italiane con lo slogan di “Regina delle acque”.

E a proposito di villini, nel 1909 quelli che spiccano per i loro graziosi motivi architettonici appartengono quasi tutti a famiglie di provenienza emiliano-romagnola. Tra coloro che hanno impresso il proprio nominativo all’ingresso della palazzina ricordiamo i signori Pelli, Maccaferri, Niccoletti, Gavoni, Vidoni, Giuliani, Mulazzani, Pezzi, Cavet, Reali, Arivelli, Lamenzani, Pratti, Rasponi, Venturi, Recipiti, Casadio, Pirotti, Levi, Graziosi, Volpi, Berton, Ponza, Saladini, Bavassano, Ricci-Bitti, Pirotti, Negrisoli, Corsi. (cfr. Luigi e Carlo Tonini, Guida storico artistica di Rimini del 1909).

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