Le sbagliano l’intervento: l’assicurazione romena dell’Ausl non paga

Mer 4 Settembre 2019 | Enea Abati


Le sbagliano l’intervento: l’assicurazione romena dell’Ausl non paga

Sun 15 September 2019 | Enea Abati

RIMINI. È proprio il caso di dirlo… oltre al danno, la beffa. Una donna nel maggio del 2011 si è rotta il femore cadendo nel giardino di casa. Quattro giorni dopo ha subìto un intervento all’ospedale di Riccione che invece di guarirla ha finito per danneggiarla (il chiodo non ha tenuto): prima camminava bene, poi non più, nonostante una successiva operazione riparatrice. L’azienda sanitaria è stata condannata nel dicembre del 2018 a pagare circa 120mila euro di risarcimento. Tutto bene, almeno il finale della storia. E invece no.

Quando è stato il momento di incassare, a sentenza definitiva depositata, la signora ha scoperto che l’Ausl, all’epoca del suo infortunio, otto anni prima, si era avvalsa di una compagna di assicurazioni romena che ora non può più operare in Italia e che ha grosse difficoltà a liquidare i danneggiati. Risultato? A una donna che oggi ha 88 anni è stato proposto un risarcimento del danno in comode rate. Cosa che, tenuta conto l’età della vittima, ha suscitato l’indignazione dei figli e pure del legale che l’ha tutelata durante la lunga battaglia giudiziaria, l’avvocato Stefano Leardini.
«Deve pagare l’Ausl»
Un punto per il legale è chiaro: è l’Ausl a essere stata condannata dal tribunale di Rimini (giudice Elena Amadei) per il danno subìto dalla donna e dunque dev’essere l’Ausl stessa a liquidarla e poi rivalersi sull’assicurazione romena che - fa notare l’avvocato - ha un capitale sociale di soli 20mila euro.
Peraltro non si tratta di un caso isolato. Sono diversi altri i riminesi che attendono di essere rimborsati dall’Ausl (o dalla compagnia romena) per importi anche di molto superiori ai 120mila euro che aspetta di ricevere la signora 88enne.
La posizione dell’Ausl
Interpellata dal Corriere, l’azienda sanitaria conferma che l’allora Ausl di Rimini, così come altre aziende sanitarie italiane, si era affidata alla compagnia romena perché era risultata vincitrice di una gara a evidenza pubblica.

Non solo. La compagnia assicuratrice, osserva ancora Ausl Romagna, sta liquidando i sinistri risalenti all’epoca, «un numero limitato», anche se con tempistiche non proprio immediate. In ultimo, l’azienda assicura di esercitare tutte le pressioni sulla compagnia affinché rimborsi i danneggiati e invita gli stessi a propria volta a fare pressione sull’assicurazione romena attraverso i propri legali. Come dire: chi deve pagare non siamo noi.
L’avvocato non ci sta
Per l’avvocato Stefano Leardini non è però sufficiente. Dev’essere l’Ausl a pagare e pertanto, dopo nove mesi di attesa vana dalla sentenza definitiva (l’unica proposta è stata quella delle rate), ha in animo di chiedere il pignoramento di un conto dell’azienda sanitaria al fine di potere fare avere i soldi che le spettano all’anziana signora. Un’azione legale che nasce non solo da una considerazione di carattere giuridico, da parte dell’avvocato Stefano Leardini, ma anche di equità nei rapporti tra contribuenti e istituzioni pubbliche.

«Non solo una comune cittadina, rivoltasi all’ospedale per delle cure mediche, a causa di responsabilità dei medici ne esce con un maggior danno alla propria salute ma, una volta che la giustizia ha accertato la responsabilità dell’Azienda, si rifiuta di adempiere alla sentenza di condanna e procrastina all’infinito i tempi del risarcimento. E’ giusto - si domanda in fine il legale - oltre il danno, subire anche la beffa del mancato risarcimento? Non sono i cittadini che, con le proprie tasse, pagano la sanità pubblica? E perché allora alla sanità pubblica è concesso di non adempiere immediatamente agli obblighi derivanti da una sentenza del Tribunale?».

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