Lavoro, turismo e salari. Gli albergatori: “Le mele marce ci sono”

«Se ci sono delle mele marce non è detto che tutti gli albergatori della Riviera siano marci». L’indagine pubblicata, ieri, dal Corriere Romagna, su un campione di una dozzina di hotel tra Rimini e Riccione, dalla quale è emersa una tendenza diffusa a non rispettare il contratto nazionale di lavoro (nessun riposo settimanale e 9-10 ore di lavoro giornaliere per una paga media di 1600 euro netti al mese), ha scosso il comparto del turismo, associazioni di categoria in primis. Soprattutto quando, alla nostra indagine, si è aggiunta anche un’inchiesta del Tg regionale Rai, su irregolarità contrattuali e lavoro nero negli alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari del Riminese. Commenta il direttore dell’Associazione albergatori di Riccione, Luca Cevoli: «Quello che traspare è un’irregolarità ampia sulla quale, come categoria, dobbiamo fare il mea culpa. Una cosa però è certa: non tutto il settore è così. Certo, ci sono queste mele marce, che vanno rimosse, e per questo ci sono gli organi ispettivi che dovrebbero intensificare i controlli. Ma ci sono anche tantissimi albergatori che, tra sacrifici e investimenti economici, riescono a mantenere alto il livello della qualità del servizio offerto, soprattutto nel rispetto del contratto di lavoro». E la presidente dell’Associazione albergatori di Rimini, Patrizia Rinaldis aggiunge: «Non mi stancherò mai di ripeterlo: i controlli devono partire dai prezzi. È evidente che se un hotel offre una pensione completa a 20 euro al giorno, da qualche parte dovrà pur intervenire se vuol far quadrare i conti. E il personale è la prima cosa sulla quale agire». Il classico cane che si morde la coda, dunque. «Proprio così – rilancia la Rinaldis – e a rimetterci è l’intero comparto alberghiero riminese, perché per risparmiare sulla manodopera si devono assumere non professionisti, a scapito della qualità del servizio offerto».

Due indagini in un giorno che, di fatto, portano alla superficie un sistema conosciuto da tutti, a parole, ma mai realmente toccato con mano, coi fatti. Sottolinea amaramente Cevoli: «Su 400 alberghi che ci sono a Riccione, non metterei di certo la mano sul fuoco per tutti. Sacche d’irregolarità, come avete mostrato, ci sono e credo non sarà facile rimuoverle. Irregolarità che potrebbero essere una concausa di questa carenza diffusa di personale nel settore turistico. È evidente, infatti, che se negli anni 80 i giovani sottostavano a certe condizioni: turni di lavoro anche duri e mancanza del riposo settimanale, oggi non lo fanno più. Solo chi ha davvero bisogno di lavorare lo fa. Gli altri ci rinunciano. E, anziché accettare un lavoro stagionale, non in linea con le prerogative previste dal contratto di lavoro, preferiscono puntare su un impiego a tempo indeterminato in un altro settore, magari più appropriato ai loro studi, e con orari che gli consentano, sì, di lavorare, ma anche di divertirsi. Come è, del resto, la mentalità di noi romagnoli: lavora e goditi la vita». Insomma, quello di Cevoli sembra essere un messaggio chiaro e diretto ai propri assistiti: «Proposte di impiego di questo genere, con orari di questo tipo (9-10 ore al giorno, ndr) e prive di riposi settimanali, non sono al passo coi tempi, non sono adeguate alle nuove generazioni, in particolare quelle con una preparazione professionale qualificata». Fa notare, però, la Rinaldis: «Stiamo comunque parlando di un rapporto professionale estivo, della durata di appena tre mesi, tre mesi e mezzo. Che per forza di cose deve prevedere una certa flessibilità, naturalmente nel rispetto del contratto di lavoro. Per cui, visto che ci troviamo spesso ad affrontare periodi di forte affluenza alternati a periodi di magra, sarebbe opportuno che quella giornata di riposo che dovesse saltare venisse recuperata in periodi di bassa clientela. Fermo restando che il compito principale di un albergatore è quello di organizzare bene il lavoro, con personale sufficiente e pagato regolarmente: ho visto che tutti parlano di 1600 euro netti mensili, quando la paga base è di 1500 euro, e questo mi fa piacere perché vuol dire che, almeno sullo stipendio, ci siamo».

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