La recensione: “Enigma” della Valdoca

CESENA. Assistere alla prima assoluta, venerdì scorso al Bonci, di Enigma. Requiem per Pinocchio del Teatro Valdoca, è stato come accendere una torcia luminosissima in una grotta immersa nell’oscurità da millenni, dando l’esatta misura di quanto l’immane bellezza del teatro ci sia mancata in questi infiniti mesi di nulla. Cesare Ronconi per la sua regia svuota la platea dalle poltrone e dispone lì le vestigia lignee di un pupazzo che qui non c’entra più nulla, perché ora Pinocchio è umano, anzi è l’umano puro, maschile e femminile insieme, potente e tenero, affamato e curioso e per sempre fuori dal tempo dell’età adulta, un Pinocchio incarnato dal corpo elettrico e ultra-espressivo di Silvia Calderoni, pietra angolare delle genesi di questo lavoro.

In questo si può anche ravvisare la crudeltà profetizzata da AntoninArtaud (la sopravvivenza del teatro deve passare da una “crudele” trasposizione alla vita stessa, al corpo fisico, come rappresentazione), ma laddove, settant’anni fa, Artaud pretendeva per il teatro «un nuovo linguaggio fisico a base di segni e non più di parole», la Valdoca di Cesare Ronconi e Mariangela Gualtieri rilancia invece prepotentemente proprio sulle parole. E quelle che, dal vivo, Gualtieri mette in bocca alla fatina Chiara Bersani – che ancora una volta troviamo in stato di grazia – sono monadi poetiche che sembra quasi vedere fisicamente librarsi sulla scena, sono spiritelli che danzano tra un corpo e l’altro ammantando tutto ciò che ci circonda di primordiale stupore. Sono parole che richiedono la nostra attenzione, parole morbide ma feroci, parole indispensabili. «Un tempo si credevano gli umanid’essere meglio degli altri, loro miglioridi tutto il resto. Ma adesso lo sappiamo».

Sì, lo sappiamo, adesso, che «non basta l’alto ragionamento. Non bastano le mani, le parole, le religioni, l’arte non è abbastanza, la scienza, l’armamento, il farmaco,la trasfusione, il bombardamento, le protesi dentali,il ricettario, la fusione dell’atomo,l’abbecedario non basta per l’educazione». Lo sappiamo. E lo sa anche Pinocchio che «adesso che la casa sta bruciando, è meglio non essere di legno». Enigma si svolge in una scena dove tutto è presenza poetica e drammaturgica:gli interventi musicali dal vivo di Attila Faravelli, Ilaria Lemmo ed Enrico Malatesta, il canto etereo e sospeso di Silvia Curreli ed Elena Griggio, la levità possente e rigorosa del danzatore Matteo Ramponi, che accoglie su di sé lo sconcerto maschile di questo onirico luogo di potenza femminile. Di fronte a noi c’è davvero l’Enigma. Che, attenzione, non significa invenzioni oscure a cui non si riesce a dare risposta, ma al contrario la creazione di un vero e proprio mondo “altro” in cui le ammalianti e libere prospettive della fiaba ci appaiono l’unica via.

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