La Cac si conferma. La crisi si affronta con l’innovazione

Mar 28 Maggio 2019 | Redazione Economia


CESENA. Gli oltre 40 milioni di euro di valore della produzione con i quali si è chiuso il bilancio 2018, rappresentano il massimo storico raggiunto dalla Cac (Cooperativa agricola cesenate), che a questi aggiunge circa 23 milioni di reddito liquidato agli agricoltori, comprensivi del premio di qualità per i soci che ha raggiunto la quota di oltre 2,4 milioni e un utile di circa 1 milione 350mila euro. Il 2018 ha rappresentato, così, la terza annata consecutiva da ricordare, viste le cifre record ottenute.
Baluardo contro la crisi
Numeri che la dicono lunga sulla tenuta della storica realtà cesenate nata nel 1948, inserita tra i leader internazionali della moltiplicazione sementiera, che ha affrontato nel modo migliore anni molto difficili legati alla crisi mondiale e a quella più specifica del settore, influenzata anche dalle follie dell’andamento climatico.

Radici solide con 2.200 soci distribuiti in Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Veneto, Toscana, Molise e Puglia e oltre 220 dipendenti. La composizione odierna dei mercati della Cooperativa risulta essere per il 40% formata da clienti asiatici, per il 40% da europei al di fuori dell’Italia e per il restante 20% da clienti nazionali. I principali Paesi nei quali esporta sono Olanda, Francia, Spagna, Germania, Giappone, Corea del sud e Cina. In Italia coltiva più ettari dei primi quattro concorrenti stranieri messi insieme.

La produzione delle sementi del 2018 è da considerarsi, quindi, molto positiva.
Il commento
«Il 2018, anniversario dei settant’anni della cooperativa, è stato un anno molto e positivo – sottolinea anche con forza il presidente di Cac Giovanni Piersanti –. È terminato il secondo anno di mandato del rinnovato Cda insediatosi nell’aprile 2017. Stiamo portando avanti il nostro programma triennale, in un contesto sempre più complicato, sia per il panorama agricolo in generale, sia per il nostro settore. Gli investimenti per ottimizzare l’organizzazione e aumentare la produttività stanno dando gli esiti positivi immaginati.

L’andamento stagionale ha favorito il rendimento e la produttività delle principali colture specializzate: le operazioni di raccolta e trebbiatura si sono svolte in condizioni climatiche ottimali e questo ha permesso una migliore qualità del prodotto». Le colture specializzate, poi, contribuiscono a pagare i costi dell’organizzazione. «Da queste ci aspettiamo 60mila quintali di seme pulito – ricorda il direttore operativo Stefano Balestri – che genererà 27 milioni di valore. A ciò vanno aggiunti i conti lavorazioni per 4 milioni, che portano la previsione della ricchezza generata nel 2019 a 31 milioni».

Condividi su Facebook    Condividi su WhatsApp

,

,

,

,

Scrivi un commento...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *