L’operaio morto a Cervia e il video choc alla moglie: “Guarda con che mezzi lavoriamo”

Un mese e mezzo prima di morire, Pierantonio Ferraresi aveva mandato alla moglie un video e un messaggio vocale. Si lamentava delle condizioni del mezzo sul quale lavorava, le mostrava il fumo che usciva dal motore e che era costretto a respirare, le anticipava quelle stesse osservazioni che di lì a poco sarebbero state pure oggetto di un’accesa discussione con il proprio datore di lavoro. Era la fine dello scorso dicembre. Il 18 febbraio l’operaio 44enne di Comacchio è precipitato insieme al cestello della piattaforma sulla quale stava potando i pini di via Cupa, a Cervia. Sono dettagli sconcertanti quelli che emergono dall’ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari Sabrina Bosi dispone l’interdizione dell’ormai ex legale rappresentante della Deltambiente, la cooperativa ravennate sotto contratto con il comune per la gestione del verde.

Pierantonio Ferraresi, scomparso lo scorso 18 febbraio


Il manager – 68enne di Bagnacavallo – è indagato per omicidio colposo, ma su di lui pesa un quadro di «colpa specifica, grave e cosciente» che per il gip è «al limite del dolo eventuale». Secondo gli inquirenti sapeva che il macchinario non era sicuro, oggetto di manutenzioni definite «inesistenti» alla luce di una specifica consulenza disposta dalla Procura anche su altri 4 mezzi di proprietà della ditta, tutti sequestrati.


Manutenzioni inesistenti

Mette i brividi l’esito dell’accertamento tecnico affidato dal sostituto procuratore Angela Scorza all’ingegnere Carlo Farina. La piattaforma fabbricata nel 2007, era stata sottoposta a verifica annuale nell’estate precedente. Eppure dal registro delle manutenzioni la documentazione si fermava al 2016, eccetto due fatture relative interventi del 24 giugno e del 5 agosto 2021, eseguiti da una ditta di Lugo e da una seconda nel Reggiano. Come è possibile che nessuno si sia accorto del «gravissimo stato di usura» riscontrato nel corso delle indagini? Bulloni e catene arrugginiti, non lubrificati, senza appoggi in gomma, né elementi per consentire lo scorrimento delle componenti; assenti perfino le indicazioni dei comandi della macchina. Quanto al braccio estendibile che sorreggeva il cestello, la rottura «netta e perpendicolare» ha fatto emergere «ampie parti arrugginite e completamente staccate da tempo», in alcuni punti con uno spessore ridotto del 65%. Ecco le cause dello spezzamento, mentre Ferraresi armeggiava (lui sì, con tutte le protezioni previste) a un’altezza di circa 8/10 metri da terra; è stato quello il culmine di un processo di deterioramento che per l’ingegnere interpellato dalla Procura ha richiesto almeno due anni di tempo.


Video e messaggi choc

Nel corso delle indagini è stata la moglie della vittima a consegnare un video e riferire dei racconti del marito sulle condizioni di lavoro. Il 14 dicembre 2021 le aveva inviato un filmato nel quale mostrava la forte fuoriuscita di fumo dal motore del mezzo. Il giorno dopo le aveva mandato un vocale per avvisarla che sarebbe rientrato prima a causa del malfunzionamento della piattaforma, la stessa dell’infortunio mortale. Infine il 29 dicembre le aveva raccontato della lite con il manager della cooperativa, in seguito all’ennesimo guasto.


L’interrogatorio

Sentito ieri dal gip, l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere. Tramite l’avvocato Claudio Cicognani, ha depositato il verbale nel quale si evince che dal 30 maggio non è più rappresentante legale della Deltambiente. Eppure per il giudice la carica ricoperta per circa 20 anni nella coop rende necessaria una misura netta. Il giudice parla continuata «gestione inadeguata degli strumenti di lavoro» che «esprime precise e sistematiche linee di politica aziendale informate al massimo risparmio e con pregiudizio della sicurezza dei lavoratori». Da qui la decisione di confermare la sospensione per otto mesi; non solo non potrà dirigere la ditta, ma nemmeno lavorare come socio e dipendente.

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