L’artista iraniana Pegah Pasyar nel lapidario del Museo di Rimini

Il ruolo dell’arte in un paese che cerca di ribellarsi a un regime soffocante e la possibilità di ripensare a una nuova Eurasia dal destino unito tra Occidente e Oriente: su questi temi si basa lo spettacolo dell’artista iraniana Pegah Pasyar, in programma oggi alle 17.00 nel giardino del Lapidario al museo di Rimini e organizzato dall’associazione Vite in Transito: già il titolo, “Respiro sottoterra. L’Iran dis-velato”, rivela il senso profondo della performance e il contesto a cui fa riferimento, quello delle proteste del popolo iraniano contro le norme e i divieti imposti dal regime degli ayatollah.

Pegah Pasyar, nata ad Esfahan in Iran, si è laureata all’Università di Arte e Architettura di Kashan nel corso di laurea in Artigianato; in seguito, per circa dieci anni, si è formata nel disegno di miniature e disegno di figura, per poi insegnare miniatura a sua volta. Inoltre ha conseguito una laurea alla Young Jewelry Designers Association of Iran di Teheran, creando gioielli per un suo marchio; nel 2020 si è laureata in Pittura (Arti visive) all’Accademia di belle arti di Bologna.

Nella sua performance, Pasyar coinvolgerà il pubblico, portando con sé una scatola, che è metafora della vita, seguendo una tradizione di grandi artisti, primo tra tutti Marcel Duchamp, che nel 1941 raggruppò repliche in miniatura delle sue opere in una valigia di Louis Vuitton: nel caso dell’artista iraniana, la scatola racchiude le libertà negate. Infatti l’azione artistica invita a riflettere sul reale valore etico della “rivoluzione dei diritti”, partita dalle giovani donne iraniane e che si sta estendendo progressivamente a tutto il popolo: si tratta di una rivoluzione senza una forte guida politica ma sentita come grande esigenza spirituale di riscatto, contro la repressione dei desideri fondamentali del vivere civile, imposta dal regime teocratico.

A presentazione della performance di Pegah Pasyar, il curatore dell’evento, Marco Baldassari, esporrà il profilo dell’artistica e il valore dello spettacolo, dal punto di vista dell’estetica e dei contenuti; inoltre il coordinatore Giorgio Conti rifletterà sulla frattura tra cultura orientale ed occidentale, attraverso la lettura di brani storici e poesie di autori iraniani storici o contemporanei: Erodoto, storico greco contemporaneo alle Guerre persiane, ritiene che con la vittoria dei Greci sia cessata la dimensione interculturale che esisteva tra Occidente e Oriente, cioè l’Eurasia; la civiltà orientale sarà riscoperta solo da Goethe come una civiltà di grandi filosofi, scienziati, artisti e letterati, tuttavia questa divisione perdura ancora ai nostri giorni.

L’augurio di chi propone questo evento è che ciò che sta avvenendo in Iran possa rivelarsi una grande occasione per creare nuove relazioni globali non conflittuali, riproponendo un’Eurasia condivisa tra Oriente e Occidente. FRA. FOS.

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