Jozic e Ricchiuti: l’arte di insegnare il calcio parte da lontano

La cittadina di Konijc – boschi, monti e il fiume Narenta in mezzo – in cui è nato e cresciuto Davor Jozić, contava nel 1991 43mila abitanti. Bosgnacchi, croati e serbi avevano trovato un loro modo di coesistere in questo piccolo centro a 50 chilometri da Sarajevo. Se non fosse che. Se non fosse che al primo censimento utile dopo la guerra nell’ex Jugoslavia, a Konjic di serbi non ne trovarono quasi più. Trovarono però un campo di prigionia nel villaggio di Čelebići: della questione si occupò, anni dopo, il Tribunale Internazionale de L’Aja.

Davor Jozic contro Rudi Voeller in Jugoslavia-Germania ai Mondiali di Italia 90

A differenza delle inglesissime Banfield, Newell’s Old Boys, River Plate, Racing, il Lanús, sud di Buenos Aires, deve il proprio nome non a commercianti sudditi di Sua Meastà, ma a un uomo d’affari uruguaiano con origini greche. Visti i rapporti successivi, non deve stupire che Lanús abbia dato i natali a Diego Armando Maradona: se volete fare un viaggio sulle strade del Pibe de Oro, dovete partire da Lanús. Se non fosse che. Se non fosse che si tratta del distretto con il più alto tasso di omicidi in Argentina, un barrio che viaggia a 22mila denunce l’anno (e queste sono quelle registrate). Adrian Ricchiuti tutte queste cose non solo le sa, ma ci è nato in mezzo.

Adrian Ricchiuti è diventato un simbolo del calcio riminese

Davor Jozić da Konjic e Adrian Ricchiuti da Lanús: due uomini di calcio che hanno seguito strade diverse e che hanno fatto fortuna in Romagna. Simboli di epoche e di epiche a Cesena e Rimini. Il libero che marcava Van Basten e il fantasista che trafisse Buffon. Le storie di Jozić e Ricchiuti partono da Konijc e Lanús, fanno giri immensi sul campo e poi ritornano dove è naturale: alla ricerca dei nuovi Jozić (a Cesena) e Ricchiuti (a Rimini).

Davor Jozic è il responsabile del settore giovanile del Cesena Fc

Non è un caso che entrambi, dopo essere stati protagonisti in campo, averci provato in panchina, siano poi atterrati sui settori giovanili. Jozić e Ricchiuti vengono da due angoli del mondo che più lontani non si potrebbe, ma condividono due qualità essenziali per chi deve valutare un ragazzo. La prima: sono stati due giocatori di talento, e sanno riconoscere il talento. Jozić, bosniaco, è cresciuto jugoslavo, in un’epoca in cui i balcanici dominavano in tutti gli sport: basti pensare che nel 1991 la Spalato di Toni Kukoc alzava la Coppa dei Campioni nel basket, e la Stella Rossa di Prosinečki, Jugovic, Mihajlovic e Savicevic quella nel calcio.

Ricchiuti è un fantasista argentino, figlio minore, ma comunque figlio, di una nidiata che nel passaggio da Maradona a Messi ha offerto comunque la generazione degli Ortega, Riquelme, Aimar, Saviola. La quintessenza dell’estro. Se nasci immerso nel talento, poi ti sarà più facile riconoscere qualcosa che non si insegna con l’allenamento, qualcosa che si deve cercare in un gesto, in una giocata. Vederlo in Champions League è banale, scovarlo nei campi di periferia in mezzo a dozzine di scarpini adolescenti è molto più difficile. La seconda qualità: se sei cresciuto a Konjic come a Lanús, per emergere hai dovuto lottare. Nessuno ti ha regalato nulla, ma il calcio ti ha dato un’opportunità. L’occhio di Jozić, così come quello di Ricchiuti, può servire a intravedere un’altra caratteristica determinante nei giovani di oggi: la fame. La voglia di arrivare, la capacità di non sedersi, di faticare, di mordere la vita. Talento e fame: quello che spesso manca in un paese compiaciuto decadente come il nostro. E non solo da un punto di vista calcistico.

Adrian Ricchiuti è al vertice del vivaio del Rimini

Ecco: non sappiamo se Jozić e Ricchiuti troveranno i nuovi Jozić e Ricchiuti, e se quindi Cesena e Rimini potranno contare su nuovi giocatori da lanciare per costruire il proprio futuro. Se lo chiedete a loro, probabilmente vi risponderanno che i giovani forti ci sono già, che manca solo il coraggio di farli giocare, e che a 17 anni sei giovane, ma a 23 sei un uomo. Di una cosa però siamo certi: se mai vedranno un groviglio di talento e fame allacciarsi gli scarpini su qualche campo dimenticato, lo riconosceranno. Era così a Konjic. Era così a Lanús. Sarà così di nuovo.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui