Inchiesta sugli hotel della Riviera: usavano moneta complementare

Un flusso in moneta complementare di 28.000 euro di entrate e 32.000 di uscite, in un anno, in uno degli hotel sequestrati ieri dalla guardia di Finanza di Rimini.
Il tutto per schermare il passaggio di denaro ed evitare operazioni bancarie che sarebbero state più facilmente tracciabili. Lo fa sapere la stessa Gdf che sta proseguendo le indagini sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Romagna dopo l’operazione Popilia che ieri ha portato a cinque arresti, tre obblighi di firma e il sequestro di cinque hotel, un chiringuito e una società del settore degli allestimenti fieristici. Le monete complementari, spiegano le Fiamme gialle, sono state concepite per creare una camera di compensazione di debiti e crediti, dove non esiste il tasso d’interesse e la valuta è utilizzata soltanto per acquistare o vendere beni o servizi.

Nascono per incentivare gli scambi, anche perché i crediti devono essere utilizzati entro un determinato lasso di tempo quindi, visto che non generano interessi e non si possono convertire in euro, tutti gli iscritti sono spinti a spendere facendo girare l’economia all’interno del circuito. Nel corso delle indagini, però, “è emerso che questo metodo, studiato per permettere alle imprese di avere maggiori opportunità di sviluppo, è stato utilizzato per schermarsi ed evitare di far transitare sul circuito bancario tutte le transazioni”.

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