Imola, il 10% della forza lavoro in quarantena

Le nuove disposizioni governative adottate per frenare i contagi entrate in vigore il 6 gennaio, tra le quali c’è anche il green pass obbligatorio per gli over 50, vengono salutate positivamente dalle associazioni di categoria artigianali e industriali imolesi. Con alcune precisazioni. Se per la Confartigianato regionale, per voce del segretario Amilcare Renzi «è necessario che si addotti un senso di responsabilità di tutti sempre più alto», c’è anche chi, come il delegato imolese di Confindustria Marco Gasparri, che pur dicendosi «soddisfatto per una scelta di tutela collettiva» avrebbe comunque preferito «un obbligo vaccinale ancora più ampio».

Non fermare la ripresa

Il mondo imprenditoriale e artigianale sottolinea infatti come «non perdere il treno di questa ripresa e di questo trend positivo per il tessuto produttivo locale è un imperativo per chi governa e gestisce la cosa pubblica». Ma non solo, «al di là della priorità sanitaria – ribatte il confindustriale Gasparri – è importante che la ripresa venga mantenuta. Tante sono le imprese, che oggi si trovano già in difficoltà, perché a causa di positività o per quarantene vengono a mancare dal posto di lavoro i dipendenti. Dal nostro osservatorio – aggiunge – siamo attorno al 10% della forza lavoro. Tutto questo porta di conseguente perdita di performatività aziendale. Non ce lo possiamo permettere. Per cui, bene l’obbligo vaccinale anche se Confidustria questa soluzione la suggerisce da tempo e oggi, forse, si poteva osare anche di più abbassando l’età obbligata a farsi il vaccino».

Paura delle chiusure

«Allo stato attuale – commenta il presidente della Cna imolese, Luca Palladino – i nostri associati, ma in generale tutti gli imprenditori, hanno una grande paura che si debba chiudere o si debba rallentare un trend che per ora sta facendo segnare segnali molto positivi. Trovarsi, come purtroppo sta anche già accadendo, senza manodopera per quarantena non è un orizzonte auspicato e auspicabile. L’obbligo, anche se può essere visto da qualcuno come una limitazione alla libertà di scelta, è una misura che ci sentiamo di appoggiare per il bene, economico e sanitario di tutti. Del resto abbiamo sempre appoggiato le scelte prese a livello politico che salvaguardavano gli imprenditori dalla chiusura delle proprie aziende».

Senso di responsabilità

Dal versante artigianale il segretario di Confartigianato Amilcare Renzi rimarca un altro aspetto: «Serve una presa di coscienza e di responsabilità a livello collettivo. Se da una parte l’immane sforzo che stanno compiendo le istituzioni sanitarie per combattere la pandemia, e la politica sta cercando di trovare le soluzioni normative più utili per contenere la diffusione, anche i cittadini devono contribuire e fare la propria parte adottando comportamenti responsabili. Questa sfida la vinciamo se andiamo tutti nella stessa direzione». La favorevole e inaspettata performance di crescita economica «che vede le aziende artigianali, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, essere uno dei volani e degli assi trainanti – ribatte il segretario regionale – non deve essere fermata per comportamenti non in linea con una situazione sanitaria che si sta aggravando. Anche perché chi ci rimette a causa della mancanza di dipendenti sono le stesse imprese che rischiano di doversi fermare con inevitabili ripercussioni negative per tutti».

Il sistema informatico dell’Ausl riallinea i dati alla situazione reale del tracciamento dopo il disguido dei giorni scorsi, e le cifre inevitabilmente schizzano in alto. Emerge quindi che i casi attivi, ovvero le persone con infezione da virus in atto siano tantissimi: 4004, il che significa che sono anche molte di più le persone isolate e in quarantena. Rispetto ai nuovi positivi, sono poi 1184 i casi emersi tra il 5 ed il 7 gennaio ed ora effettivamente registrati nelle statistiche e nei bollettini trasmessi alla Regione. Si tratta di 123 ragazzi di età fino a 14 anni, 241 dai 15 ai 24 anni, 354 adulti tra i 25 e i 44 anni, 382 tra i 45 e i 64 anni e 84 dai 65 anni in poi. Di questi, 460 sono sintomatici, 17 individuati tramite contact tracing. Risultano anche 689 guariti, mentre sono 20.579 i casi totali da inizio pandemia.Calano a 8 i ricoverati in terapia intensiva.

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