Il poeta e paesologo Franco Arminio a Poggio Torriana

«Se resti vivo per altri due secondi, lasciane uno per te e un altro per il mondo». È Franco Arminio (Bisaccia, classe 1960) che parla con la voce autentica di un poeta che grida per difendere un mondo che scompare, interiore ed esteriore, per arrestare l’abbandono dei piccoli preziosi borghi e paesaggi che sono l’ossatura dell’Italia minore ma non di incanto e di bellezza. Lui che in tempi lontani ha ideato una disciplina, la paesologia, (a cui ha dedicato una Casa e un Festival) e di essa ne ha fatto il suo originale chiavistello per aprire gli occhi e le menti.

E anche quella di oggi, ore 17.30 a Poggio Torriana, sala teatro, (via Costa del Macello 10), nell’ambito della rassegna “Mentre vivevo” curata da Quotidinacom, sarà un’occasione per farlo e per nutrire i presenti con le sue calde e incisive parole, contenute in un canto d’amore, che prosegue e si amplia col suo ultimo libro “Studi sull’amore” (Einaudi) che dà anche il titolo all’evento. Non è però la presentazione della nuova raccolta, è, come sua consueta metodologia di approccio, molto di più, è la costruzione di un dialogo, di un legame, «forse una cerimonia – afferma – di sicuro qualcosa di sacro». E chi lo conosce accorre perché sa che è proprio ciò che accade.

Arminio, l’ultima perla della sua nutrita collana di pubblicazioni è una dedica all’amore…

«Oggi più che mai è necessario parlare d’amore, è l’unico avversario che ha la guerra e non solo la guerra. Il tema mi è caro da tempo ma in questo momento è la sola arma che abbiamo a disposizione».

Ci si riempie la bocca della parola ma se ne conosce ancora la forza intrinseca, per provarlo e tenerlo stretto si è disposti a tutto.

«Del sentimento d’amore non se parla mai abbastanza. Certamente bisogna tenere conto che tutto ciò che è profondo contiene dei pericoli, essere superficiali è comodo ma non risolve nulla».

Un suo verso recita: «In una storia d’amore uno dei due deve essere un illuso, un incantato». Siamo capaci di provare questo tipo di incantamento che va oltre la passione fisica e lo stato nascente dell’innamoramento? Manca di certo nelle coppie che scoppiano subito, nella fragilità che si traduce in femminicidi, suicidi, fughe.

«Sembrerebbe di sì, non ci sono più le grandi passioni di un tempo. Viviamo in una società piena di stimoli ma non siamo mai stati soli come adesso e nello stesso tempo siamo sempre in fuga. Viviamo le relazioni in modo superficiale senza parlare delle sempre più frequenti relazioni virtuali. Banalmente dico che la quantità va a discapito della qualità. Ci vuole impegno e fatica per tenere vivo un sentimento profondo».

L’amore come scrive in un’altra sua poesia «è spartirsi una luce più grande»: parliamo della capacità di un’estensione totale? Di un sentimento che si offre non solo al partner, a una madre, a un figlio ma anche a un’idea, alla natura, al mondo?

«Un tempo la gente viveva a contatto con la natura, aveva un legame diretto con gli animali, le piante, la terra, ora questo rapporto è ridotto a una divagazione del fine settimana e non va bene perché noi abbiamo un disperato bisogno della natura, perché ne siamo parte. E l’amore non è da sottovalutare, non è solo fregola del corpo, è una vicenda importante, sempre grande, che ci eleva, che fa spazio, che innalza il livello d’umanità, che ci libera dalla morte. Dobbiamo educarci a estrarre dall’amore l’infinito».

Non le pare che manchi anche la declinazione sociale e politica dell’amore cioè un sogno collettivo in cui credere fortemente, a cui aggrapparsi?

«Sì, è così. Abbiamo perso la passione per un’idea, una religione, una fede, non esiste più un sogno collettivo, tanto meno quello del bene comune, siamo prigionieri della nostra solitudine e questo non condividere un orizzonte comune lascia poco spazio per l’anima».

Viviamo in un tempo dove le nostre anime sono sconnesse e dove ognuno soffre per conto suo. Può la poesia essere di aiuto? Lei certamente ne è convinto visto che da decenni usa la parola per denunciare tutto questo. Non si scoraggia mai?

«La poesia ha un ruolo importante, e oggi lo esplicita più facilmente perché ti raggiunge ovunque, con internet si può postare e va subito in circolo, la puoi leggere o ascoltare a casa, sul cellulare ovunque. Quando ho cominciato a scrivere io era più difficile arrivare a tante persone. Quindi si, credo più che mai nella forza della parola».

Ci si può aggrappare dunque per sperare in una salvezza futura?

«Ci sono sempre più persone che si rivolgono alla poesia, in essa trovano consolazione quella che la religione e la politica non offrono più, certo è ancora una piccola parte, sono focolai, sacche di resistenza ma dai riscontri che ho, confido che possano ulteriormente aumentare. Bisogna dare fiducia a questi frammenti di luce, certo ogni giorno ti scoraggi e poi ti rianimi, è come abitare un crinale ma serve sempre enfatizzare i momenti di speranza».

Info: 327 1192652

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