Spirito e cuore. Intensità e anima. Corsa e passione. Equilibrio ed energia. Lotta e desiderio. Senso di appartenenza. Il Cesena Primavera piace alla gente per tutto questo.
Senso di appartenenza: la lezione del Cesena Primavera di Nicola Campedelli alla proprietà Usa
- 24 maggio 2026
Una vita in bianconero
Nicola Campedelli, che allena come se fosse una prima squadra anche a causa delle follie di una Federcalcio che ha alzato il limite d’età a 20 anni, ha vissuto il Cesena da giocatore, da allenatore della prima squadra e ora da tecnico delle giovanili. Sa cosa sia il Cesena e soprattutto sa che calciatore è stato lui: non aveva una tecnica sopraffina ma sopperiva con una corsa infinita, dal primo all’ultimo secondo, lottando su ogni pallone come se fosse quello decisivo, difendendo e attaccando con voglia ed energia, con grinta e coraggio. Era disposto a morire in campo. In ogni partita. Che fosse una gara ufficiale o un’amichevole: non è un caso che l’infortunio che ha posto fine alla sua carriera ad appena 30 anni sia arrivato in un test estivo giocato dal Cesena a San Piero in Bagno. Quel banale pestone al piede sinistro andò a provocare la rottura della minuscola articolazione di Lisfranc. Fu operato, tornò a giocare, ma il dolore era insopportabile e non gli permetteva più di spingere, di correre e di lottare come era solito fare prima. Dopo 9 mesi di sofferenza, nell’estate 2009 disse stop.
Soffrire, godere, emozionare
Campedelli ha il Cavalluccio dentro e ciò che il Cavalluccio rappresenta lo trasferisce a chi gioca per lui. Il suo Cesena fa un calcio prettamente difensivo, con blocco basso, la squadra è compatta, equilibrata e solida e sembra quasi godere nella sofferenza; poi, però, quando riconquista palla si allunga, riparte con forza, con energia e con velocità, diventa verticale, determinato, spietato. Chi guarda la Primavera magari non resta conquistato dalla bellezza, però partecipa, suda e vive la partita. Proprio come chi è in campo. Perché questo Cesena cattura, coinvolge, regala emozioni. Proprio tutto ciò che pretende la gente che tifa Cesena quando va allo stadio.
Senso di appartenenza
Quello che trasmette Nicola Campedelli ai suoi allievi è ciò che il Cesena, prima Ac e ora Fc, ha trasmesso per anni a generazioni di calciatori, di tecnici, di dirigenti e di tifosi. E’ senso di appartenenza e il senso di appartenenza a queste latitudini è il motore che muove tutto. Passa di persona in persona, è parte del dna di chi cresce nel Cesena o al fianco del Cesena. E’ qualcosa che chi non conosce la storia e non conosce il territorio, chi non vuole studiare né la storia né il territorio, non potrà mai capire. E’ Sangue Bianconero. E’ ciò che dopo due mesi che era qui spinse Filippo Fusco a dire che «il Cesena è come l’Athletic (squadra di Bilbao, ndr), perché chi cresce nel settore giovanile bianconero ha un solo sogno: poter giocare in prima squadra al Manuzzi». Ecco, finché all’interno dello spogliatoio ci sarà chi tramanda il sogno, ci sarà qualcuno che saprà far capire questo, il Cesena avrà futuro. Anche in quei giorni che sembrano più bui.
Lezioni per gli americani
Dei 25 giocatori in rosa nella Primavera di Campedelli, 18 sono romagnoli, sei arrivano da altre regioni d’Italia e solo uno (il francese Kebbeh) da oltre confine. Questa squadra sta dicendo alla proprietà americana che si può fare calcio vero anche a chilometro zero; sta ricordando che il Cesena, quello che da 60 anni in qua ha vinto i campionati e che 50 anni fa andò in Coppa Uefa, ha sempre avuto una spina dorsale made in Romagna; sta cercando di spiegare a chi sta negli Usa che la soluzione non è una prima squadra zeppa di stranieri come sostengono John Aiello e il suo osservatore personale Bertolini (cosa dimostrata dall’avvenuto ingaggio dell’australiano Natta, che rischia di togliere un posto in rosa al 2008 Tommaso Casadei, difensore di grandissima prospettiva). Poi, sia chiaro, solo pochi di questi ragazzi che stanno lottando per lo scudetto ha i mezzi per arrivare a giocare in prima squadra in Serie B, ma il sogno non va bruciato in partenza con aride strategie prive di logica. Perché se si uccide il sogno del bambino, si uccide il Cesena.