Guida alle parole del Covid, da “antivirale” a “variante”

Cos’è un anticorpo monoclonale? E un antigene? E perché c’è differenza tra un vaccino e l’altro? È solo una questione di marca? La pandemia di Covid-19 ha fatto entrare, nella vita di tutti i giorni, una serie di parole nuove nella vita di tutti i giorni. Alcune di loro venivano usate essenzialmente nei laboratori, nei reparti d’ospedale, nel mondo della ricerca. Oggi, anche al bar, si parla di pulsossimetro e della tempesta di citochine. Ma cosa vogliono dire? Qui di seguito un piccolo vocabolario utile per districarsi tra le tante informazioni della cronaca quotidiana.

Antivirale
È una categoria di medicinali il cui scopo è combattere le infezioni dei virus, inibendo il suo ciclo di replicazione. Gli antivirali vengono già usati per diverse malattie come l’influenza A, l’Herpes-zoster, la varicella, l’Aids. Possono essere assunti per bocca o con iniezioni. Per l’herpes labiale il medicinale è anche in crema.
Asintomatico
È il paziente che a un test risulta positivo a Sars Cov-2 ma che non ha alcun sintomo evidente della malattia. Si differenzia dal paziente paucisintomatico, che ha pochi sintomi, e dal sintomatico, che li ha in modo più evidente.
Anticorpi monoclonali
Non sono nati con il Covid ma vengono usati per diverse forme di cancro o di malattie infiammatorie croniche. Si tratta di proteine che vengono create dal laboratorio e che si legano direttamente a un antigene dell’agente patogeno (in questo caso, il virus). È una immunizzazione definita ‘passiva’ perché non va a stimolare il sistema immunitario ma è lo stesso anticorpo monoclonale a comporre l’esercito che lo combatte.
Antigene
È una molecola estranea all’organismo che viene riconosciuta come pericolosa dal sistema immunitario e che scatena una reazione producendo anticorpi.
Cellule T
I linfociti T sono globuli bianchi, particolari cellule immunitarie che hanno il compito di riconoscere il virus quando entra nell’organismo. Nascono nel midollo osseo, proprio come accade con i linfociti B, e poi crescono nel timo. I B si attivano da antigeni puri che circolano, i T, invece, hanno necessità di trovarsi davanti a una cellula con l’antigene.
Citochine
Sono piccole molecole di proteine che si legano ad alcuni recettori e che servono a regolare la funzione delle cellule immunitarie. Nel Covid danno vita a una reazione immunitaria chiamata “tempesta di citochine”.
Cluster
Si definisce così una particolare condizione che avviene in un dato luogo e in un periodo definito in cui si hanno due o più casi della stessa malattia.
Contact Tracing
È il tracciamento dei contatti, cioè quella ricerca che viene fatta per identificare le persone che sono state a contatto con un caso positivo di Covid-19. In questo modo si cerca di interrompere la catena di trasmissione.
Coronavirus
È una famiglia di virus chiamata così per la sua forma a corona. I “cugini” di Sars Cov-2 causano raffreddori, febbre, polmonite, bronchiti. Nel 2002 è stato scoperto Sars Cov-1 che causa la Sars, una sindrome respiratoria acuta particolarmente grave. Venne isolato per la prima volta in Cina, nel Guangdong. Nel 2012, in Arabia Saudita, venne individuato un altro coronavirus che ha portato alla Mers, la Sindrome respiratoria mediorientale.
Covid-19
È una sigla e significa Corona Virus Disease 2019. In pratica, vuol dire che è una malattia (disease, in inglese) causata da un virus del genere “Coronavirus” che è stato identificato nel 2019. A decidere questo nome è stata l’Organizzazione mondiale della sanità. Il virus in questione è il Sars Cov-2.
Droplet
Sono le goccioline che si trasmettono quando si tossisce, si starnutisce o si parla. Possono essere un veicolo per la trasmissione aerea del virus. Un sinonimo è Flugge, termine che deriva dallo studioso tedesco Carl Flugge che a fine Ottocento dimostrò la trasmissione di agenti patogeni proprio grazie a queste goccioline. Di solito hanno un diametro superiore a 5 micron: sono pesanti e cadono vicino alla persona che le emette. Per questa ragione è importante il distanziamento.
Epidemia
Quando una malattia si diffonde in modo così rapido che colpisce molte persone abbiamo una epidemia. Nel caso in cui questa epidemia dovesse invece diffondersi in tutto il pianeta, viene promossa a pandemia. Per Covid-19 la dichiarazione di pandemia è avvenuta, da parte dell’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanità), l’11 marzo 2020.
Immunità di gregge
È quel genere di immunità che si può ottenere attraverso due sistemi: o grazie a una larghissima parte della popolazione che ha avuto la malattia o grazie a un’ampia campagna vaccinale. Il sistema del “gregge” permette di aiutare così chi non si è potuto vaccinare. Non ha una percentuale definita per tutte le malattie, ma varia da patologia a patologia.
Infodemia
Il termine ha avuto una grande eco durante la pandemia. Non è legato alla malattia ma è una sorta di effetto derivato. Descrive quando ci sono troppe informazioni che circolano, anche senza alcun filtro o interpretazione. Questo può causare un senso di confusione e l’alimentazione (specie in modo virale e sui social) di notizie da fonti non affidabili. L’infodemia può prestare il fianco alle fake news, cioè alle notizie false.
Lockdown
In Italiano sarebbe più corretto usare isolamento. Si riassume così quella misura di contenimento che prevede la limitazione negli spostamenti e delle attività sociali non primarie.
Mortalità
È importante capirne la differenza con la letalità. La mortalità è il numero dei morti a causa di una certa malattia in proporzione con l’intera popolazione che ne può essere esposta. La letalità, invece, è il numero dei morti a causa di una data malattia diviso il totale dei malati.
Quarantena
A metà Quattrocento a Venezia si inventò un periodo di isolamento, che durava fino a 40 giorni, contro la peste. Perché questo periodo può variare? Non c’è un limite valido per tutte le patologie. Il periodo di incubazione di un virus incide radicalmente sulla sua durata.
Polmonite interstiziale
È una polmonite che colpisce l’interstizio dei polmoni. Nel caso del Covid gli studiosi hanno individuato dei caratteri ben precisi di questa polmonite.
R0
È un indice che descrive quanto una malattia può svilupparsi tra la popolazione e che rappresenta il numero di infezioni secondarie prodotte da un infetto. In pratica, se l’R0 è uguale a 4, vuol dire che un singolo paziente malato infetta 4 persone. Se R0 è inferiore a 1, cioè se una persona può infettare meno di una persona, la diffusione è contenuta e più controllabile.
Saturimetro (o pulsossimetro)
È uno strumento che serve a misurare la saturazione (cioè, quanto ossigeno c’è nel sangue). L’apparecchio si mette al dito e, se i suoi valori sono superiori al 95% vuol dire che sono nella norma (il valore ottimale è tra il 97% e il 98%). Se si scende, si va in ipossiemia (quindi, con scarso ossigeno nel sangue). Se è tra il 91% e il 94% è lieve, se tra l’86% e il 90% è moderata, se sono inferiori o uguali all’85% è grave. Una bassa saturazione d’ossigeno è tipica anche di altre malattie respiratorie come la Bpco. Attenzione, però: i risultati possono essere soggetti ad alterazioni. Va tolto lo smalto dalle unghie prima di fare l’esame e bisogna stare fermi. Ecco perché, in caso di dubbio, è necessario ripetere l’esame.
Spillover
In Italiano si può chiamare “salto di specie” ed è quel processo che vede un agente patogeno, presente negli animali, evolversi ed infettare l’uomo. Solitamente avviene attraverso un contatto prolungato tra uomo e animale. Oltre allo spillover c’è poi lo “spillback”: è quando un virus dall’uomo passa all’animale che poi lo ripassa, modificato, all’uomo. Alcuni ricercatori cinesi hanno teorizzato uno Spillback per la variante Omicron.
Spike
Tutti la chiamano “Spike”, ma in italiano si tradurrebbe in “punta”. É quella proteina (a forma di punta, appunto) della superficie di Sars Cov-2. È il meccanismo che viene usato per infettare le cellule bersaglio. Grazie a una sua parte riesce a legare il recettore Ace2, la porta d’ingresso del virus nelle cellule.
Test (molecolare)
Si possono fare su campioni prelevati da naso e faringe o da bocca e faringe. Ad ora sono i più attendibili. Usano la tecnica Rt-Pcr (la Reverse Transcription-Polymerase Chain Reaction) che “amplifica” i geni del virus più espressi. Quindi, scova il gene sia nelle persone sintomatiche sia in quelle asintomatiche.
Test (antigenico rapido)
Scova gli antigeni, cioè le proteine del virus. I prodotti di ultima generazione hanno dimostrato un’attendibilità simile a quelli molecolari.
Test (sierologico)
Servono a trovare la presenza degli anticorpi anti Sars Cov-2 nel sangue. In pratica fotografa le persone che hanno avuto a che fare con la malattia. Si cercano le immunoglobuline M (le Igm) e le immunoglobuline G (le Igg). Le Igm vengono prodotte dopo che si è entrati in contatto con il virus, le seconde quando si crea una memoria, quindi possono dire se l’infezione è avvenuta in passato.
Usca
È un acronimo e sta per Unità speciale di continuità assistenziale. Si tratta di medici che si affiancano al servizio di guardia medica, che si occupano dell’assistenza dei pazienti Covid-19 che non hanno bisogno di essere ricoverati in ospedale.
Vaccino
A differenza dell’anticorpo monoclonale il vaccino è una immunizzazione “attiva” perché va ad attivare le cellule immunitarie già presenti nell’organismo.
Vaccino (a mRna)
I vaccini Pfizer e Moderna usano una tecnica innovativa che è quella a mRna, cioè a mRna messaggero. È una prospettiva molto promettente (già in studio da tempo) che potrebbe portare, da qui a qualche anno, anche ad alcuni vaccini in grado di prevenire alcune forme di cancro. In questo caso il vaccino usa molecole di mRna che consegnano le istruzioni per sintetizzare la proteina Spike. Va nelle cellule e l’mRna si aggancia a un ribosoma, che legge le istruzioni e produce le proteine dell’agente patogeno. Il sistema immunitario capisce che quelle proteine dell’agente patogeno sono estranee e genera gli anticorpi, che li combattono.
Vaccino (a vettore virale)
Il vaccino usa un virus che diventa un vettore, ed è inattivato, quindi non è capace di replicarsi. Il suo compito è trasportare alle cellule immunitarie l’informazione della proteina Spike che infetta le cellule. I vaccini Astrazeneca, Sputnik e Johnson&Johnson usano un adenovirus (come quello del raffreddore).
Vaccino (a virus inattivato)
Il cinese Sinovac usa la tecnica del virus inattivato. In questo caso viene coltivato il virus in laboratorio e poi viene inattivato chimicamente.
Vaccino (proteico)
Viene usata una versione indebolita del virus che non causa la malattia ma che si replica in modo molto limitato. Questo permette al sistema immunitario di poter indurre una risposta immunitaria e di batterlo. Un prodotto del genere è il Novavax.
Variante
Il virus una volta in un organismo si replica. In questi casi può mutare il proprio patrimonio genetico. Quindi, non è perfettamente uguale alla “copia originale”. La variante può dare al virus la possibilità di essere più contagiosa. I fattori che favoriscono la comparsa delle varianti sono diversi. Può capitare che avvenga in una stessa persona se la malattia dura a lungo oppure dalla forte pressione selettiva che viene esercitata da una risposta immunitaria di farmaci o vaccini. Ma, come nel caso di Sars Cov-2, la probabilità di una variante aumenta a causa dei tantissimi contagi in tutto il pianeta.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui