Giulietti, Fnsi: «Il nuovo governo tolga il bavaglio alla stampa»

Dom 1 Settembre 2019 | Andrea Tarroni


Giulietti, Fnsi: «Il nuovo governo tolga il bavaglio alla stampa»

Mon 16 September 2019 | Andrea Tarroni

«Se nasce questo governo voglio già chiarire con uno dei due contraenti della nuova maggioranza che sulla questione dei contributi all’editoria bisogna fare un passo indietro. A rischio sono le voci libere dell’informazione locale». Il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, Giuseppe Giulietti, è intervenuto ieri all’appuntamento organizzato alla Festa dell’Unità nazionale con Federica Angeli, Paolo Berizzi, Paolo Borrometi e Walter Verini e, concedendosi al Corriere Romagna, tratta il tema della libertà di stampa a 360 gradi.

Giulietti, oggi (ieri per chi legge) ricorre l’80esimo anniversario dell’attacco di Gleiwitz. Finti soldati polacchi, in realtà al soldo di Hitler, lessero in radio messaggi sediziosi che incitavano le minoranze polacche presenti nella Germania orientale ad armarsi contro il popolo tedesco. Il tutto per giustificare l’invasione della Polonia. Una fake news che diede inizio ad una Guerra Mondiale.

Ora le modalità per farle trapelare sono differenti…
«Sì, è un esempio che ci dà la dimensione di quanto possano essere pericolose. Non dobbiamo correre il rischio di confondere le bufale con gli errori, ma l’allarme nel nostro Paese, e non solo, è alto. Ci sono organizzazioni internazionali che lavorano sistematicamente all’inquinamento della vita democratica. È inquietante come si assista a un quotidiano inquinamento dei pozzi della convivenza civile. Si crea in maniera fittizia un’informazione non verificata che non riporta fatti, ma che semplicemente alimenta una percezione. E non c’è nulla di più lontano dai fatti reali».
Faccia un esempio.
«Oggi l’Inail ci riporta i dati ufficiali sulle morti sul lavoro, che si evidenziano sempre più come una emergenza nazionale.

Eppure non abbiamo alcuna percezione di questo disastro. Parliamo incessantemente di immigrazione invece, benché ormai da due anni gli sbarchi quotidiani si siano ridotti a poche unità al giorno».
Di cosa è figlia questa tendenza?
«Non è una tendenza. È in atto una campagna nella quale si cerca di mettere in discussione l’esistenza dei mediatori, in questo caso dei giornalisti. Io mi auguro che se si farà mai questo governo sostenuto da una maggioranza giallorossa, questo riveda il bavaglio messo alla stampa attraverso il taglio ai contributi sull’editoria. Verranno colpite le voci che garantiscono l’informazione a livello locale, che assicurano la vivacità nella creazione dell’opinione pubblica nelle comunità. E, se si riducono le voci, crescono i bavagli».


C’è chi dice però che, se chiudono i giornali della carta stampata, si faranno spazio i siti di informazione. E’ così?
«In parte sì. Ma quante realtà di questo tipo, soprattutto locali, riescono a mantenere una redazione di giornalisti? E così assistiamo alla pubblicazione di veline, intoccate da un qualsiasi redattore. Vengono abrogate le domande, le inchieste, la pluralità. E l’informazione diventa propaganda. Offerta da un balcone telematico in cui il capo di turno si rivolge ai cittadini in un meccanismo disintermediato».
L’abitudine alla disintermediazione sta infatti facendo crescere l’insofferenza alle domande.

Lampante è l’esempio di questa estate. Al di là dei fatti su cui la Procura di Ravenna sta svolgendo un’indagine, il ministro degli Interni ha bandito un giornalista che semplicemente poneva una domanda…
«Sì, e ho apprezzato l’atteggiamento di Valerio Lo Muzio, che ci ha chiesto di non indulgere in vittimismi, ma di rilanciare quelle sue domande. Per arrivare in fondo alla questione».
Probabilmente poteva essere rilanciata già da qualche collega presente a quella conferenza stampa, no?
«Io dico di più. Quando vengono convocate conferenze stampa senza domande, bisognerebbe alzarsi ed andarsene. In maniera molto serena e non censoria. Se il Presidente della Repubblica per dodici volte ha ritenuto di richiamare l’attenzione all’articolo 21, dovremmo essere all’altezza di questo autorevole allarme.

E chi fuori dal mondo giornalistico ironizza pensando non sia un problema, si renda conto che il prossimo a trovarsi marginalizzato in questa dinamica potrebbe essere lui».

Quanto voteresti questa pagina?

Clicca sulla stella per votare

Voto medio / 5. Conteggio voti:

Tag:, , ,

Scrivi un commento...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *