Franco Battiato – La voce del padrone (40° anniversario)

Franco Battiato, nel suo modo di fare musica, ha deciso di puntare sempre in alto, di conferire alla canzone capacità del tutto straordinarie (canzone che il musicista nato a Jonia ha contribuito a cambiare dall’interno, assecondandola e insieme sovvertendola). Motivato da una ambizione di fondo, vale a dire riflettere la ricerca filosofica, scardinare veli e ipocrisie del presente, far confluire nell’universo pop i segni estetici del pensiero e dell’arte del Novecento. Basta ascoltare, per averne una conferma, un album come “La voce del padrone” (1981), tra i più venduti nella storia della discografia italiana, che in queste settimane compie i quaranta anni di vita e viene ristampato in una edizione speciale dalla Universal. Un disco, generato da un processo di “contaminazione” in grado di fondere generi e stili, che appare ancora oggi come l’espressione di un talento capace di coniugare l’inventiva con il rigore formale, l’alto con il basso, l’esigenza di sperimentare con il gusto della provocazione, in una sorta di cortocircuito tra musica “colta” e pop.

In brani quali Summer On A Solitary Beach, Gli Uccelli, Centro Di Gravità Permanente, Cuccurucucù, Segnali Di Vita, Bandiera Bianca e Sentimiento Nuevo – sorretti da una vocalità che si basa soprattutto sull’emotività, sull’altezza del sentimento e non su quella timbrica e di notazione e caratterizzati da un periodare melodico che naviga sulla superficie del cantabile – non è difficile individuare in filigrana i residui dei lavori sperimentali di Battiato, quelli pubblicati negli anni Settanta. Nelle canzoni de “La voce del padrone”, infatti, dietro agli elementi più “pop” (i ritornelli catchy, un melodismo di grande presa e la presenza di quel fattore, chiamato “gancio”, in grado di afferrare l’attenzione e di restare impigliato nella memoria), si celano i segni di una ricerca minuziosa, che si riverbera sugli arrangiamenti e che si sviluppa, tra le altre cose, nella cura della componente timbrica e nel controllo dei colori sonori, in una concezione poliritmica, in certi “ingredienti” atti a rendere le canzoni dell’artista siciliano ancora più singolari (basti pensare all’uso che Battiato fa del coro lirico o del madrigalismo, una figura musicale tipica della polifonia cinquecentesca…).

La volontà di Battiato di costruire qui una canzone che abbia come massima aspirazione quella del sovvertimento delle regole, trova la sua sublimazione nei testi, infarciti di conoscenze, suggestioni e citazioni. Liriche, che convogliano nei brani de “La voce del padrone” fenomenologie culturali diverse, in cui la convivenza fra ironia, surrealismo e spiritualità raggiunge vertici di spiazzante armonia [“Una vecchia bretone/ Con un cappello e un ombrello di carta di riso e canna di bambù/ Capitani coraggiosi/ Furbi contrabbandieri macedoni/ Gesuiti euclidei/ Vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori/ Della dinastia dei Ming/ Cerco un centro di gravità permanente/ Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente/ Avrei bisogno di/ Cerco un centro di gravità permanente/ Che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente/ Over and over again” (Centro Di Gravità Permanente); “Il tempo cambia molte cose nella vita/ Il senso, le amicizie, le opinioni/ Che voglia di cambiare che c’è in me/ Si sente il bisogno di una propria evoluzione/ Sganciata dalle regole comuni/ Da questa falsa personalità/ Segnali di vita nei cortili e nelle case all’imbrunire/ Le luci fanno ricordare/ Le meccaniche celesti” (Segnali Di Vita); “Mr. Tamburino non ho voglia di scherzare/ Rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare/ Siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro/ Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare/ Quei programmi demenziali con tribune elettorali/ E avete voglia di mettervi profumi e deodoranti/ Siete come sabbie mobili tirate giù/ C’è chi si mette degli occhiali da sole/ Per avere più carisma e sintomatico mistero/ Uh com’è difficile restare padre/ Quando i figli crescono e le mamme imbiancano/ Quante squallide figure attraversano il Paese/ Com’è misera la vita negli abusi di potere/ Sul ponte sventola bandiera bianca/ Sul ponte sventola bandiera bianca” (Bandiera Bianca); “Volano gli uccelli volano/ Nello spazio tra le nuvole/ Con le regole assegnate/ A questa parte di universo/ Al nostro sistema solare/ Aprono le ali/ Scendono in picchiata, atterrano/ Meglio di aeroplani/ Cambiano le prospettive al mondo/ Voli imprevedibili ed ascese velocissime/ Traiettorie impercettibili/ Codici di geometria esistenziale” (Gli Uccelli)].

<<Con “La voce del padrone” e con gli atri suoi album Battiato, alla fine, ha dimostrato di poter dileggiare qualsiasi convenzione linguistica della canzone, realizzando montaggi sorprendenti e dissacranti e arrivando a inserire contenuti di pensiero impegnativi e filosofici che nessuno prima aveva pensato di poter mettere in una canzone>> (Gino Castaldo).

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui