Forlì, stop all’inceneritore di Hera e nuove politiche sui rifiuti

FORLI’. Non solo lo spegnimento dell’inceneritore di Hera entro il 2027 dopo una riduzione percentuale e programmata dei conferimenti. Ma arrivare anche ad accettare solo rifiuti da raccolta secondo il modello Alea Ambiente e rivedere la distribuzione dei costi per le discariche post mortem. Fissa una serie di impegni per la giunta di Forlì nel confronto con la Regione su termovalorizzatore e Piano dei rifiuti la mozione bipartisan approvata questo pomeriggio in Consiglio comunale con la sola astensione di Forli e co. “Qualche perplessità per il passaggio sullo spegnimento entro il 2027” le conferma Alberto Bentivogli della Lega. L’odg approvato in Regione in merito, spiega, è “un atto di indirizzo legato alle perfomance della raccolta differenziata”, non una delibera. Il leghista toglie anche le bandierine messe dal Pd sul percorso, “ben diverso da quello delineato nell’autocelebrativo intervento del capogruppo. È iniziato concretamente nell’ottobre 2020, mentre il Pd in precedenza aveva firmato un tacito rinnovo”. In Regione, conclude, “si deve creare un percorso che porti veramente allo spegnimento dell’incenerimento o a un’alternativa”. Anche per Lauro Biondi di Forza Italia sarà “difficile che si verifichi” lo stop entro il 2027, anche perché “non conosciamo la volontà programmatoria della Regione ed esiste il problema di una parte di rifiuti che va bruciato”. Con questa mozione occorre aprire il confronto con la Regione, rimarca. Per Francesco Lasaponara di Fratelli d’Italia la mozione rappresenta “il meglio della nostra politica locale su una problematica importante. Un esempio per tutta la Regione, e mi asterrei dal piazzare bandierine per strappare consensi”.

Il capogruppo del Partito democratico Soufian Hafi Alemani registra la “svolta ambientale della Lega, che si è portata sulle politiche ambientali che il Pd porta avanti a Forlì da decenni”. E sottolinea che “l’avanguardia forlivese sui temi ambientali è un’opportunità per tutta la Romagna e non solo”. Da qui la richiesta di impegno per una “gestione romagnola omogenea con criteri di eco-efficienza” che non solo garantisce minori costi e maggiore sostenibilità, contrasta anche “le criticità” rilevate legate ad abbandono e turismo dei rifiuti. Soddisfatto Simone Benini del Movimento 5 Stelle, “si è lavorato proficuamente, quasi una rarità”. Così si dà “un segnale forte agli altri 13 Comuni del consorzio Alea”, aggiunge stigmatizzando come “illegali e irresponsabili” i comportamenti di chi abbandona rifiuti. “Particolarmente felice”, pure Massimo Marchi di Italia viva, per un documento che “fa valere gli interessi, anche ambientali, del territorio. Fa ridere la gara sulle bandierine, il merito per la nascita di Alea è da attribuire alle passate amministrazioni. L’attuale ha il solo merito di avere cambiato idea”. Non è invece convinto da come è andata a finire Federico Morgagni di Forlì e co che presenta un’altra mozione “complementare”, non riuscendo però a discuterla in contemporanea: “Apprezziamo lo sforzo ma il dibattito è stato spacchettato- spiega- e la mozione non dà risposte su certe tematiche, è minimalista e troppo insufficiente, dà linee di indirizzo per una trattativa con la Regione, senza una riflessione generale sulla situazione”.

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