Forlì, il primario di Pediatria: “Nei disegni dei nostri bambini ora c’è la mascherina”

«I bambini che hanno due anni di vita conoscono un mondo fatto di persone con le mascherine. Mi chiedo che effetti possa avere a lungo termine questa visione. Ma la realtà oggi è questa. I film ambientati negli anni ‘20 del Duemila, se vorranno essere veritieri, dovranno avere le persone con le mascherine, come le disegnano i bambini». Il perdurare della pandemia, i contagi che non calano, i mesi e gli anni trascorsi con metà del volto coperto da pezze bianche o azzurre. Insieme ai tamponi, i vaccini, i ricoveri e i morti, anche quella delle chirurgiche o delle Ffp2 è una delle facce del coronavirus. Una delle più evidenti, più pervasive della realtà, che si è insinuata anche nei disegni dei bambini, dove principi e principesse, mamme, babbi e fratellini hanno naso e bocca nascosti da un lembo di stoffa bianca o azzurra. Ci riflette Enrico Valletta, il primario del reparto di Pediatria del Morgagni – Pierantoni di Forlì. «Da diversi mesi – ammette il medico – principalmente tra i preadolescenti osserviamo un disagio diffuso. Si chiudono in se stessi, sono arrabbiati, demotivati. Nei casi peggiori depressi o anoressici». Quello che preoccupa di più, secondo il medico, è «l’enorme richiesta di intervento, perché i servizi psicologici disponibili non sono stati pensati per una domanda così massiccia».

Dottor Valletta, come sarebbe opportuno intervenire?

«Il sistema sanitario e quello dei servizi sociali sta cercando di dare una risposta, ma sono necessari una serie di provvedimenti per rafforzare la capacità dei servizi di assistenza per i preadolescenti».

Lei parla soprattutto di preadolescenti. I bambini invece come la vivono?

«Nei bambini non mi sembra un aspetto emergente. Ma bisogna interrogarsi su come staranno più avanti, su che effetti avrà tutto questo sul loro sviluppo a lungo termine».

I bambini hanno paura del Covid?

«Sì e no. I bambini hanno paura del Covid nella misura in cui ne hanno paura i genitori. Il loro timore è direttamente proporzionale a quello degli adulti. Dipende da come si comportano mamma e papà. I bimbi sono tanto prudenti quanto lo sono i genitori, hanno paura della vaccinazione nella misura in cui loro ne hanno paura».

A proposito di vaccinazione, si stanno vaccinando i bambini?

«Dai 5 ai 12 anni le prenotazioni arrivano al 15%. Quelli dai 12 ai 19 si stanno immunizzando, ma c’è ancora una percentuale che si oppone. I più piccoli sono tutti non vaccinati. E per il virus sono una platea tutta da percorrere. Suppongo che prima o poi se non sono vaccinati, se lo prenderanno tutti».

In che fascia di età corre di più il contagio?

«Inevitabilmente tra i più piccoli. Quelli non vaccinati, quindi sotto i cinque anni».

Le manifestazioni del Covid sono cambiate?

«No, il 99% prende raffreddore e tosse, magari un po’ di febbre. Ma aumentando il numero dei contagiati, aumenta anche il numero dei bambini che sviluppa il Covid in forma grave. I morti per fortuna in Italia sono un fatto eccezionale e qui non ce ne sono mai stati. Ma di ricoveri ne vediamo certamente di più che in passato».

Covid, 928 casi

Sono 928 i casi Covid registrati nel Forlivese nelle ultime ore, 2.421 in provincia, dove sono stati segnalati due morti, tutti nel Cesenate. Nello specifico, sono state registrate 581 diagnosi di Covid nel comune capoluogo, 78 a Forlimpopoli, 61 a Bertinoro, 45 a Meldola, 43 a Predappio, 25 a Civitella, 24 a Castrocaro, 19 a Dovadola, 15 a Galeata e Modigliana, 8 a Rocca San Casciano, 6 a Santa Sofia, 4 a Premilcuore, e 2 a Tredozio. I guariti sono complessivamente 404. Le persone del Forlivese ricoverate in terapia in tensiva sono stabili a quattro.

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