Forlì, “il mio Marco che odiava la guerra e parlava sempre di pace”

Cento anni fa Maria Bergamas, madre spirituale del Milite ignoto. Ieri, in una linea di continuità ideale, pur nella sua drammaticità, Maria Lidia Contratti, madre di Marco Briganti, il 33enne di San Martino in Strada morto in una “guerra in tempo di pace”. La cerimonia che in piazzale della Vittoria ha visto il conferimento della cittadinanza onoraria forlivese al soldato di identità sconosciuta caduto durante la prima guerra mondiale e tumulato il 4 novembre 1921 al Vittoriano, ha vissuto il suo momento emotivamente più toccante quando il sindaco di Forlì, Gian Luca Zattini, consegnandole un mazzo di fiori «in segno di affetto, stima e riconoscenza dell’intera comunità», ha introdotto l’intervento, commosso e commovente, della madre del maggiore del 7° Reggimento Aviazione dell’Esercito “Vega” di Rimini.

La storia

Marco Briganti morì la notte tra il 30 e il 31 maggio 2005 in seguito alla caduta, a 13 miglia Sud-Est di Nassiriya, dell’elicottero sul quale viaggiava facendo rientro dal Kuwait dove aveva accompagnato un commilitone di rientro in Italia per i funerali della madre. Le cause della caduta dell’AB-412 dell’Esercito non sono state mai chiarite, ma quella notte l’Italia pianse quattro suoi militari: il tenente colonnello Giuseppe Lima, il maresciallo capo Massimiliano Biondini, il maresciallo ordinario Marco Cirillo e Briganti. Tutti impegnati nella missione di pace italiana in Iraq. Per Marco, che era già stato anche in Bosnia, era la seconda. Era partito cinque giorni prima, si sarebbe dovuto fermare 4 mesi per poi tornare a Poggio Berni dove viveva con la moglie Simona. La notizia della sua morte arrivò dapprima al padre Giovanni, alla sorella Manuela e alla madre Maria Lidia. Fu lei a rispondere al telefono sentendo, dall’altro capo, la voce del generale Calligaris, il comandante della brigata “Friuli”. «Vedere tanta gente mi commuove – ha esordito al microfono ieri mattina – e non posso non sentirmi accomunata a Maria Bergamas, che davanti a quelle 11 bare nella basilica di Aquileia tra le quali scegliere le spoglie di colui che sarebbe diventato il Milite ignoto, forse sperava che lì dentro ci fosse suo figlio (Antonio, ndr). Forse voleva aprire quelle bare per dare a quei corpi un’ultima carezza, cosa che io non ho mai potuto fare con mio figlio». Il ricordo, doloroso, va a quando a Ciampino, giunsero i 4 feretri coperti con il tricolore. «Mi dissero che in una bara c’era Marco, ma si rifiutarono di aprirla, mi fu impedito di dargli l’ultimo bacio e questa è una tragedia che si somma alla sua perdita e al dolore di non sapere ancora oggi come sia realmente morto. A volte a penso ancora che no, mio figlio non era davvero lì dentro».

Il ricordo

Un ragazzo, Marco, «che odiava la guerra, che rimase sconvolto nella sua prima missione in Iraq, che ripartì malvolentieri e che non perdeva occasione di parlare agli studenti sempre e solo di pace». Per lui, ciò che più contava «era un abbraccio» e Maria Lidia lo rivolge a tutti i bambini che l’ascoltano. «Rendete migliore voi stessi la società nella quale crescerete, non litigate, fate sempre la pace, siate sereni e il mondo cambierà».

Quel mondo nel quale c’è ancora bisogno di soldati da Forlì. Come in Libano, dove ora è impegnato il 66° Reggimento Trieste portando a una popolazione stremata, gli aiuti che la città sta raccogliendo e, attraverso i suoi militari, consegnando.

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