Forlì, gli studenti: “Il Covid spaventa, ma a scuola ci andiamo”

A scuola ci vogliono tornare, nonostante la paura di prendere il Covid. I ragazzi delle scuole superiori si preparano a rientrare in classe con la consapevolezza che il rischio di infettarsi è molto alto e che dovranno prestare molta attenzione. «Non si può fare come se niente fosse» ammette Giulia Troiano, la forlivese 19enne rappresentante regionale della Rete studenti Emilia Romagna. La ragazza parla convinta, raccogliendo le esperienze e le testimonianze acquisite dal confronto con i coetanei, ormai studenti universitari, e i ragazzi delle scuole superiori. «Nessuno è tranquillo – ammette – ma non c’è altra soluzione se non tornare a scuola». Lo affermazione decisa, con una chiara allusione alla didattica a distanza.

Giulia, siete d’accordo con la decisione del governo di non posticipare il ritorno sui banchi?

«Sì, come associazione abbiamo accolto favorevolmente questa scelta. È un segnale importante non aver introdotto la didattica a distanza, perché per quanto utile in tempi di pandemia, le lezioni in dad non sono così produttive. Ribadiamo sempre la necessità di lavorare a un piano per le scuole, a un intervento straordinario sulla scuola in generale, che vada oltre la programmazione del presente. Ci vuole un piano a larghe vedute: bisognerebbe già pensare al prossimo settembre, entrando nell’ottica che questo virus diventi endemico».

Proposte sul da farsi?

«Screening a campione nelle scuole, con intervento mirato con presidi sanitari per fare tracciamento, per la gestione degli spazi e del distanziamento e dei laboratori. Poi resta sempre il nodo irrisolto del trasporto pubblico locale».

Voi giovani siete così preoccupati per il Covid?

«Sì, abbastanza, e non solo per la scuola. Sono tantissimi gli ambiti della vita quotidiana toccati dalla pandemia. Ci è cambiata la vita. Anche all’università, per esempio, è ormai normale fare lezione in presenza o da remoto, e lo stesso per gli esami. E direi che la nostra preoccupazione per la pandemia è testimoniata bene dal fatto che tra di noi ci siano più vaccinati che tra gli over 50. “L’avete fatto per andare in vacanza” ci dicono. Ma intanto noi il nostro contributo l’abbiamo dato».

Quanto pensa che abbia influito la dad nella preparazione scolastica?

«Basta guardare i risultati terrificanti dei test d’ingresso all’università di quest’anno. Poi per noi che abbiamo conosciuto la scuola “normale” e poi ci siamo trovati a fare la dad è stato davvero difficile abituarsi. Chi ha conosciuto solo la dad ha meno problemi. Ma la verità è che ognuno ha le sue difficoltà. Le terze, ad esempio, che hanno fatto la prima e la seconda quasi sempre in dad, non conoscono quasi i loro compagni».

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