Forlì, tornano i contagi nelle case di riposo

«Da noi si riflette quello che succede nel mondo esterno». Non lo nega, Luca Zambianchi, il presidente della casa di riposo Zangheri, che la sua struttura stia affrontando un momento difficile. «È dura perché gli infermieri sono pochissimi, ma questo è un problema annoso. Solo che il Covid, con i contagiati e con quelli in quarantena, ha creato una situazione drammatica, difficilissima da gestire». Eppure, nonostante la carenza ormai cronica di personale si va avanti. Si va avanti a forza di «impegno e fatica, cercando per quanto possibile di non far sentire i nostri nonni abbandonati a se stessi». Gli anziani ospiti della Zangheri, Zambianchi li chiama “nonni”. E proprio i nonni sono chiamati oggi, ancora una volta, a confrontarsi con il Covid. «Abbiamo trovato dei casi positivi, circa sei al momento, e quindi tre giorni fa (quattro, ndr) abbiamo dovuto aprire di nuovo un nucleo Covid, con immenso sforzo dei nostri operatori. Ma a causa di questo abbiamo anche dovuto blindare la struttura alle visite, e quindi i nostri nonni, i loro parenti, li vedono solo attraverso la stanza degli abbracci. Da fuori non si può immaginare la loro sofferenza, bisogna vederla per capirla».

La sofferenza

A soffrire, al netto della fatica di infermieri e oss, che, sottolinea il presidente, «sono davvero incredibilmente dediti al lavoro», sono loro, i più fragili. «Non è il Covid come malattia a farli stare male – chiarisce Zambianchi, rimarcando un aspetto che scandisce una differenza molto importante rispetto al passato – ma la solitudine». Gli anziani spostati nel nucleo Covid sono infatti «tutti asintomatici, – dice il presidente – li abbiamo scoperti positivi con gli screening».

Il problema, oggi come ieri, è invece che i giovani di una volta che trascorrono gli ultimi anni della loro vita nella rsa in via Andrelini si trovano privati dei loro affetti, «ad affrontare una situazione difficile, a cui facciamo fronte a fatica, con meno infermieri di quelli di cui avremmo bisogno. Per legge dovrebbero essercene tre la mattina, tre il pomeriggio e uno la notte. Ecco, noi ne avremo la metà. Una nuova operatrice è arrivata oggi, ma siamo comunque in stato d’emergenza». Recentemente, quattro infermiere sono passate al pubblico, approfittando del concorso vinto in Ausl Romagna, «ma l’Ausl stessa – ricorda – è “sotto” con gli operatori». Ma Zambianchi non cede allo sconforto. «Le difficoltà sono tante, però si risolvono. Bisogna essere propositivi. L’Ausl ci dà una grandissima mano, la collaborazione con le istituzioni è solida. Ce la faremo».

Sotto controllo

«Sì, ci sono alcuni casi positivi, sia tra gli anziani che tra i disabili ospitati nelle strutture di accoglienza, ma si tratta di casi quasi esclusivamente asintomatici, rilevati con gli screening che si eseguono periodicamente». Stefano Boni, il direttore del distretto socio sanitario di Forlì, fa il quadro della situazione. Situazione che al momento appare «sotto controllo, le infezioni ci sono ma sono sporadiche e tutte attentamente seguite». «C’è stata forte adesione alla terza dose – puntualizza – e sappiamo per certo che per incentivare gli operatori alla vaccinazione le strutture hanno fatto campagne di informazione molto attive». Quanti oss e infermieri non si siano vaccinati (e quindi, in base alla normativa, sono stati sospesi dal servizio) non è dato invece saperlo. «C’è la normativa sulla privacy» ricorda Boni.

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