IMOLA. È bastato che la pandemia mollasse un po’ la presa, per far deflagrare un’altra bomba sulla città, dalle conseguenze al momento difficilmente ipotizzabili, visti gli attori protagonisti: il presidente onorario della Fondazione Cassa di Risparmio Sergio Santi e il consiglio generale in carica che lo scorso 20 febbraio, ha raccontato una fonte ben informata all’Agenzia Ag Press Romagna, lo ha messo letteralmente alla porta. Motivo? Secondo il consiglio generale Santi avrebbe creato alla Fondazione un danno patrimoniale quantificato in 19 milioni di euro, dato negativo registrato a fronte di alcune operazioni di investimento che avevano prodotto un risultato in rosso. Il consiglio, con un solo voto in più rispetto al numero minimo richiesto, ha votato a favore dell’avvio dell’azione di responsabilità contro il presidente onorario. Una votazione, spiega sempre Ag Press, che avrebbe creato malumore in diversi componenti del consiglio e in molto soci della Fondazione. Questo perché non sarebbe avvenuta nel rispetto dello statuto dell’Ente. Per evitare condizionamenti, infatti, l’articolo 20 prevede che la votazione sia segreta. “L’incriminazione” del presidente emerito, invece, sarebbe avvenuta con votazione palese. Il passo successivo del consiglio generale è stato quello di rimarcare la sua convinzione interessando della vicenda la magistratura.
Sotto tiro
«Non voglio esprimermi più di tanto perché la vicenda è nelle mani di eccellenti avvocati». Risponde così Sergio Santi alla domanda “cosa è successo”. «Lei – coglie la palla al balzo – ha mai sentito di persone che hanno sempre guadagnato quando hanno comprato delle azioni? Delle volte avranno perso e altre volte avranno guadagnato. È la normalità di quel mondo. Un mondo dove per dire se uno ha operato bene o ha operato male, bisogna fare la semplice somma algebrica tra perdite e ricavi. Una voce che nel mio caso, se prende i bilanci della Fondazione dal 2001 al 2015, vede utili per 100 milioni di euro. Vuol dire che ne ho portati dentro 119 e 19 sono serviti per coprire la perdita. Questo è successo».
Santi nel definirla una «vicenda incresciosa» si dice però assolutamente sicuro sull’esito della causa «che ovviamente sarà positivo nei miei confronti perché ho operato al meglio».
Quando si tira in ballo un’istituzione come la Fondazione Cassa di Risparmio, inevitabilmente la vicenda non può rimanere confinata tra le quattro mura del consiglio generale. «Mi dispiace perché la diffusione di questa notizia fa sì che nella vicenda venga coinvolta a piedi pari tutta la città. Ma glielo ripeto. Io sono certo: finirà bene per me».
Prima di congedarsi si toglie quindi l’ultimo sassolino di cossighiana memoria: «Io non sono sul viale del tramonto, né come persona né come testa».
La Fondazione
«In riferimento a quanto riportato dall’agenzia stampa AG Press», la Fondazione «precisa che è stato necessario attivare un’azione di responsabilità civile nei confronti dell’ingegner Sergio Santi in qualità di ex presidente della Fondazione, a seguito di una puntuale e rigorosa attività ispettiva che ha evidenziato atti di gestione non conformi allo statuto e ai regolamenti interni».
La Fondazione sottolinea che «quanto è emerso è stato valutato dagli organi statutari competenti i quali hanno deliberato conseguentemente nel pieno rispetto delle procedure previste dallo Statuto, informando costantemente il ministero dell’Economia e Finanze». Con riferimento alla decadenza dallo status di socio si precisa, infine, «che lo Statuto prevede che, in caso di lite con la Fondazione, il socio decada automaticamente».

Argomenti:

FONDAZIONE

imola

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *