Ettore Rizzi: “Rinnovarsi ogni anno, questo è il vero segreto”

C’è davvero poco da annoiarsi, in un’annata come questa, se si lavora in campagna. La conferma di una serie climatica straordinaria, ma non eccessivamente distante da quelle dell’ultimo lustro, arriva anche dalla Maremma, nella fattispecie da Fattoria le Pupille, imprescindibile realtà del Morellino (ma anche autrice di un Supertuscan di spessore come il Saffredi, oltre a versioni di Syrah e Petit Manseng che hanno fatto storia) creata da Elisabetta Geppetti a partire dalla fine degli anni ’70 e ora portata avanti insieme ai figli Ettore e Clara. Proprio con Ettore, giovane e brillante responsabile di produzione, facciamo due chiacchiere su come stiano andando le cose tra Magliano, Scansano e Grosseto.

Parlando di vendemmia, anno nuovo storia nuova…

«Che poi se vogliamo è anche il bello del nostro lavoro: la necessità di rinnovarsi ad ogni vendemmia che affrontiamo. Certo quello che sta cambiando in questi ultimi anni è l’ampliarsi del nostro lavoro, la necessità di restare in campo almeno 8 mesi all’anno, l’attenzione da dedicare alla campagna e alle piante, che probabilmente stanno ritrovando il loro equilibrio, ma i parametri di riferimento, quelli che si trovano nei libri di testo, stanno cambiando davvero tanto».

Come è andato allora il lavoro in questo 2022?

«Le altissime temperature, qui da noi, che sono durate mesi, si sono associate ad escursioni comunque discrete, aiutate dall’aria che arriva dal mare. Le Pupille poi sono come 5 aziende messe insieme, con esposizioni e soprattutto composizione dei suoli molto diverse tra loro, da più scheletro a meno scheletro, calcarei e meno calcarei, in generale con abbondante presenza di rocce ferrose e addirittura piriti. Eravamo preoccupati dalle piogge previste ad agosto, quindi abbiamo lavorato i terreni in anticipo, con grande accuratezza e molto a fondo, oltre i 40 cm di profondità, per evitare fenomeni di ruscellamenti eccessivi e ovviamente non abbiamo né diradato né sfogliato la vegetazione delle piante per fornire ai grappoli la maggiore protezione possibile ai rischi di scottamento».

Altre pratiche su cui vi siete concentrati?

«Noi non utilizziamo il sovescio, il nostro terreno non ha necessità di addizioni di azoto o potassio. Molto semplicemente, dalla primavera in poi, svolgiamo un inerbimento delle erbe spontanee che crescono qui da noi, finocchietto, mentuccia ed altre, tendiamo a preservare il biosistema del vigneto, tenendolo in posizione per quanto possibile per compattare il suolo e combattere, come dicevo in precedenza, il pericolo del ruscellamento».

Per quanto riguarda le uve, in che condizioni si presentavano?

«Eravamo preoccupati da un grado zuccherino molto alto su diverse varietà e da acidità basse, ovviamente causate da una maturazione rallentata, ma la pioggia di inizio agosto, con le belle escursioni termiche associate alle precipitazioni, ci è venuta incontro riattivando l’acidità e completando il processo di maturazione, con uve, soprattutto il Cabernet, su cui abbiamo notevoli aspettative, anche se la vendemmia è stata molto impegnativa e svolta mediamente in anticipo rispetto al solito. Il Sangiovese per il Morellino è stato raccolto lievemente prima, come il Ciliegiolo, ma sul Sangiovese siamo abituati a fare almeno due vendemmie, proprio per le caratteristiche che vogliamo infondere ad alcuni nostri vini, mentre alcune varietà come Sauvignon, Sémillon e Traminer sono state raccolte in periodi simili a quelli degli anni passati, anche per scongiurare il rischio di muffe ed altre patologie che possono insorgere, in annate come queste, alle prime piogge. Il Petit Manseng, per esempio, lo abbiamo raccolto il 7 settembre».

Quali sono le aspettative della vendemmia e in generale da questa annata?

«Ad essere sinceri abbiamo notato, nelle viti, una bella capacità di autoregolarsi e ritrovare il proprio equilibrio vegetativo, sintomo di piante sane, che è davvero un aspetto positivo. Probabilmente sarà necessario adattare qualche protocollo in cantina, ma ne dovrebbe uscire un’annata molto interessante».

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