E’ nato il Monopoli in dialetto: ecco il vero gioco di società della Romagna

Si chiama “La mi Rumagna. Sona ca balèm” ed è un gioco da tavolo, anzi, come si dice oggi, boardgame. Si tratta di una sorta di Monopoli incentrato sulle bellezze, le tipicità e i luoghi più conosciuti della Romagna, e finalizzato a far scoprire la “romagnolità” a suon di dadi e contrattazioni, grazie a un viaggio da fare… comodamente da casa.

Al posto di Vicolo Corto o Viale della Vittoria – utilizzando la carta moneta chiamata french e raffigurante Tonino Guerra, Federico Fellini, Marco Pantani o Raoul Casadei – si possono acquistare Santarcangelo, il Ponte di Tiberio, l’Arco d’Augusto, Piazzale Fellini, il Castello di Longiano, Piazza della Libertà a Bertinoro, Viale Ceccarini o il colle delle discoteche di Riccione, la pineta di Cervia e tanti altri luoghi romagnoli.

L’ideazione è di Veronica Tordi, poliedrica creativa nel campo dell’artigianato artistico, partita dalla Romagna e giunta fino negli Usa con le sue eleganti collezioni di bigiotteria dai caratteristici motivi floreali.

Tordi, come è approdata all’idea di realizzare un gioco da tavolo?

«Sono rimasta colpita dall’edizione milanese: ho abitato a Milano per sette anni e per un attimo è stato come tornare a camminare per alcuni quartieri, prendere la metro e frequentare certi locali. Ho subito contattato Demoela – cooperativa genovese che produce il gioco – per saperne di più e, dopo la prima call con Luigi Cornaglia, avevo già accettato di essere l’autrice del gioco sulla Romagna».

Ci racconta di più su questo gioco?

«Volevo raccontare il territorio in una chiave diversa, senza cadere in stereotipi già sentiti e rimanendo fedele alla nostra terra. Per scrivere le carte, ho attinto dai miei ricordi d’infanzia, immaginando che anche i giocatori potessero immedesimarsi in quel racconto. Quando si pensa alla Romagna si parla di tante anime e di un territorio ricco di diversità: il bagnino vitellone ma anche il borgo dell’entroterra, il locale “fighetto” così come l’osteria “alla buona”, la grigliata di pesce e i ciccioli fatti in casa. Spero di essere riuscita a raccontare tutto dando a ogni sfumatura il giusto rilievo».

Quali i partner che fin da subito hanno sostenuto il progetto?

«Sono rimasta colpita dall’entusiasmo con cui i partner hanno accettato di collaborare. Il Corriere Romagna è stato fin da subito scelto come media partner per la sua capacità di raccontare il territorio, parlando delle persone che lo vivono e delle storie che lo animano. L’Istituto Schürr si è occupato dei contenuti di linguistica dialettale, correggendo ogni frase e nome romagnolo da noi sottoposto: questo mi ha permesso di scoprire alcune regole grammaticali del nostro dialetto, che è a tutti gli effetti una lingua a sé stante e bellissima. Stefano Bernardeschi di “Romagnoli popolo eletto”, la celebre comunità social che ha conquistato tanti appassionati della tradizione romagnola, è stato subito disponibile a creare un progetto digitale, impegnandosi nella promozione dei contenuti. Infine, Paolo Cevoli, artista di grande umanità ed entusiasmo, si è emozionato, trovando sul tabellone la casella della sua Pensione Cinzia, albergo familiare riccionese in cui ha lavorato come cameriere per tanti anni. Ogni partner rappresenta una sfumatura della nostra meravigliosa terra e tutti insieme creano un racconto avvincente e unico».

L’acquisto di “La mi Rumagna. Sona ca balèm” è disponibile sul sito di Demoela.com

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