Drone subacqueo in azione a Ravenna per eliminare la plastica in pialassa

RAVENNA. La tecnologia viene in soccorso della ricerca per sondare la presenza di plastica nelle acque interne ravennati. Dalla seconda metà luglio un drone subacqueo con sistema Rov, collegato a un cavo per il controllo remoto scandaglierà il fondo di fiumi e delle pialasse per rilevare la quantità e la qualità del materiale plastico abbandonato. Un intervento condotto per la prima volta da Cestha, il centro sperimentale per la tutela degli habitat di Marina di Ravenna grazie al progetto H2O habitat observation, finanziato in compartecipazione con il Comune tramite il Multicentro CeasRa21.

Caccia alle plastiche
Le ricognizioni proseguiranno fino a dicembre e permetteranno di stilare un report sulle reali condizioni delle acque. Contribuiranno inoltre alla conoscenza degli effetti della presenza delle plastiche sull’ecosistema.
«Abbiamo atteso che le acque fossero meno torbide – spiega il direttore Simone D’Acunto – per individuare la plastica che non vediamo, non solo quella che ancora galleggia. Siamo in possesso di un’attrezzatura scientifica che raggiunge anche i 100 metri di profondità. Oltre alle acque interne seguiremo le indicazioni dei pescatori laddove ci siano difficoltà nel calare le reti. Cercheremo le microplastiche e le nano plastiche che ormai entrano nella catena alimentare dei pesci. Troveremo anche le cosiddette lacrime di sirena, ovvero le componenti primarie dell’industria della plastica che arrivano in mare come prodotto finito e si presentano come palline trasparenti biancastre. La compilazione del report sarà il primo passo per conoscere lo stato di fatto e per condurre un’analisi ragionata».

Tartarughe e trigoni
Intanto al Cestha è diventato un punto di riferimento anche per la cura e riabilitazione delle tartarughe marine per le province di Ravenna e Ferrara.
I pescatori in caso di pesca accidentale consegnano gli esemplari in difficoltà al centro collocato nell’ex mercato del pesce di Marina di Ravenna. In poco più di quattro mesi dieci sono stati i ricoveri e 15 gli esemplari curati. Il 40% degli ingressi nella nursery del Cestha è dovuto all’ingestione accidentale di plastica. «Le tartarughe – assicura il direttore D’Acunto -scambiano i pezzi di sportine di plastica per meduse. Dopo il monitoraggio delle funzionalità biologiche ci assicuriamo che il materiale in plastica venga espulso per poi procedere ai rilasci in mare. A breve cominceranno ad arrivare anche i trigoni, per i quali siamo l’unico centro di recupero in Italia. Sugli ultimi avvistamenti sulle battigie della Riviera si è fatto molto allarmismo, tacciandoli come animali pericolosi. Si avvicinano alla riva nelle acque basse per l’accoppiamento e per partorire. Lasciate in pace non fanno alcun male. Quest’estate installeremo dei pannelli sulle coste ravennati con le norme di comportamento da adottare in caso di avvistamento. Saremmo lieti di fornire il materiale anche altri lidi romagnoli».

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