Dante 700: il nuovo saggio del forlivese Casadei

È… in mille faccende affaccendato Alberto Casadei, docente della Università Normale di Pisa, saggista e critico, presidente della Associazione Dantisti Italiani. E il 25 marzo, il “Dantedì”, si avvicina a grandi passi… In questo anno dantesco da decine di produzioni, a volte anche puramente d’occasione, Casadei vanta importanti saggi sul poeta fiorentino, l’ultimo dei quali, “Storia avventurosa della Divina Commedia, dalla selva oscura alla realtà aumentata” è già alla seconda ristampa.

Ora esce per l’editore Longo il ponderoso “Dante oltre l’allegoria”, in cui lo studioso porta a sintesi studi che percorre fino dal 2009. Insieme all’editore Garzanti, Casadei ha pensato però anche alla platea dei non specialisti, con tre brevi saggi su Canti chiave delle tre Cantiche.

«Mi ha fatto molto piacere, da forlivese – commenta Casadei – che a propormi questo lavoro sia stato proprio un editore originario della mia città. E mentre a Forlì, ai Musei San Domenico, sta per aprire i battenti la grande mostra dedicata a Dante, per la stessa Fondazione Cassa dei Risparmi che la organizza dirigerò gli “Incontri” del 21 e 22 maggio, che di fatto sono in parte complementari alle tesi proposte dall’esposizione. E per finire, la maratona dantesca del 23, a cura di Direzione 21».

Si tratta di saggi agili, che non spaventano i non addetti ai lavori…

«L’idea è proprio questa, ma allo stesso tempo mantengono un impianto scientifico che fornisce interpretazioni nuove ma frutto di ricerca, in un ideale percorso dantesco che arriva al Paradiso».

Un viaggio nel viaggio?

«Un viaggio che parte dal punto di svolta, il Canto V dell’Inferno, il canto di Francesca. È qui che Dante si distacca dalla modalità medievale del poemetto allegorico, come in fondo ne esistevano tanti, e Francesca diventa eroina storica a tutti gli effetti. Diversamente da quanto affermava Boccaccio quindi, e come anche Borges aveva riconosciuto, sono solo i primi quattro canti quelli scritti a Firenze: i più grezzi, i più allegorici e legati a Virgilio. Ma è dal quinto, dall’inizio dell’esilio, che Dante apre i suoi orizzonti, fa di Francesca, personaggio a lui quasi contemporaneo a cui succede qualcosa di terribile, la rappresentazione di tante eroine morte per amore come Didone, come Semiramide. La sua storia diventa importante quanto quelle dell’epica, e la Commedia, a partire dal quesito sul libero arbitrio bloccato dall’amore, e sulla possibilità per l’uomo, travolto da questo sentimento, di liberarsi dalla sua schiavitù, appare non una “Eneide cristianizzata”, ma una storia originale, ed entra nell’eternità, come Francesca…».

E per quanto riguarda il saggio sul VI Canto del “Purgatorio”?

«Qui c’è invece il Dante politico. In questo caso ho voluto correggere quell’interpretazione romantica, ottocentesca ma poi ripresa anche oltre, secondo cui Dante vi avrebbe tracciato un’Italia unita politicamente, e indipendente. In realtà il poeta parla di un’Italia che può garantire la pace al mondo ma all’interno della cornice politica di un impero ben ordinato, e in nome di ideali comuni che superino le divisioni fratricide, un’Italia unita da tanti elementi comuni, dal territorio alla cultura, ma certamente non una nazione o a uno stato moderno: come cioè può concepirla sulla base della propria realtà storica».

Il viaggio di Dante termina con la visione “ineffabile”.

«Ho scelto infatti di scrivere del XXXIII Canto del Paradiso per ricordare che quello di Dante è uno dei grandi “racconti” dell’umanità, e culmina proprio con la visione di Dio: se si prescinde da questa Cantica o dalla parte conclusiva per la sua difficoltà, non penso si arrivi a capire veramente quanto il poeta intendeva. Certo, nel mio saggio non ho intenzione di abbassare il livello dei problemi, che è complesso. Ma vorrei “distillare” gli anni di studio e le intuizioni mediando precisione e approfondimenti con una modalità che non respinga, ma neppure lasci il lettore nella palude delle… “idee ricevute”».

Un filo di polemica?

«Sì, penso a quanti dubbi ancora si pongano nell’interpretazione di un autore così complesso, e alla facilità con cui invece alcuni recenti saggi, come la biografia firmata da Paolo Pellegrini, diano serenamente per verità interpretazioni di questioni peraltro intricatissime».

È lo stile dei social.

«E dire che i social in questo anno di pandemia ci sono stati e ci saranno così utili: con video, podcast o relazioni condivisi sulle diverse piattaforme… E forse neppure Dante, usandoli però da pari suo, li avrebbe disdegnati!».

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