CESENA. «Ho 27 anni e da quando ho pronunciato il giuramento di Ippocrate ho giurato anche di curare ogni paziente senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di disuguaglianza sempre nella tutela della salute».
In poche parole prima di salpare si può racchiudere la bellezza e l’importanza della missione di Vanessa Guidi, giovanissima medico gambettolese. Dall’Africa insulare è passata a combattere il coronavirus all’ospedale Maurizio Bufalini di Cesena. Adesso è imbarcata per la Ong Mediterranea Saving Humans: da un paio di settimane la Mare Jonio è stata dissequestrata ed è tornata a salvare vite in mare aperto tra la Sicilia e l’Africa. Con a bordo anche la giovane dottoressa romagnola.


Al largo dopo il coronavirus

È la prima missione dopo il coronavirus. Per questo ancora più difficile perché per rispettare i distanziamenti serve essere in pochi. «Mi sono laureata nel 2018 a Bologna ed ho scelto di fare esperienze di lavoro in altri Paesi perché per me qualsiasi paziente vale allo stesso modo. Sono stata in Africa, in particolare in Madagascar. È stata una esperienza umanamente magnifica; dopodiché è scattata l’emergenza Covid-19».
A quel punto è tornata in Romagna per aiutare nella sua terra: «Mi sono messa a disposizione dell’ospedale di Cesena ed in particolare del pronto soccorso. Col passare delle settimane e dei mesi per fortuna qui la tensione si è allentata. Ma per un po’ sono restata a lavorare in Ps al Bufalini perché finiti i pazienti Covid c’era comunque ancora tanto da fare». Ed ora la nuova strada da percorrere: «L’emergenza qui nel Mediterraneo non si è mai fermata. La pandemia ha scaraventato il resto del mondo in una dimensione nuova ma le persone nel Mediterraneo restano nella medesima difficoltà. Sono salita sulla Mare Jonio perché so di essere giovane e donna ed il mio essere qui ha un significato diverso. In Libia le persone vengono torturate e le donne stuprate. Per questo possono avere anche difficoltà nel solo essere visitate ed avere un medico donna le aiuta a non chiudersi ed a farsi curare. Siamo in pochi. Ma faremo del nostro meglio».


Missione salvataggi
Due giorni fa Mediterranea Saving Humans ha comunicato via internet come la Mare Jonio avesse appena completato il salvataggio di circa 67 naufraghi. Erano a bordo di un barcone in legno a rischio affondamento in zona Sar maltese, circa 48 miglia a Sud-Ovest di Lampedusa. A Vanessa Guidi, al pari di tutto l’equipaggio, è fatto divieto di parlare esplicitamente e dare dettagli anche ai parenti stretti sulle attività che vengono svolte in mare. Almeno fino al ritorno a casa, a missione finita.
La Mare Jonio è tornata in acqua per la prima missione “a prova di Covid-19” con a bordo solo 11 persone, di cui 7 marittimi e solo 4 volontari di Mediterranea: il capo missione Luca Casarini, il paramedico Fabrizio Gatti, l’esperto in operazioni di salvataggio Jason Apostolopoulos ed appunto Vanessa Guidi.
Presto a casa
Tutti indossano i dispositivi di protezione individuale donati a Mediterranea dall’ospedale evangelico di Genova: tute ermetiche, occhiali, mascherine di tipo FFp3. Prima di partire la Mare Jonio è stata sanificata ed è stata dotata di igienizzatori di bordo. «Ogni ambiente viene pulito due volte al giorno, nelle cabine da quattro posti potranno stare non più di due persone, e abbiamo organizzato dei turni nella mensa per garantire il distanziamento sociale». La nave è fuori da ormai due settimane ed il rientro in Italia è previsto via Sicilia tra inizio e metà luglio. Molto dipenderà anche dal periodo di quarantena che verrà imposto all’attracco.

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