Cronache riminesi tra 800 e 900: il bon ton in spiaggia e Mariolino

Cronache riminesi tra 800 e 900: il bon ton in spiaggia e Mariolino
Pescatori alla tratta. Foto Archivio Fiorella De Terlizzi

Diamo uno sguardo alla moda balneare degli ultimi anni dell’Ottocento. Il costume da bagno segue scrupolosamente «le leggi del pudore», che – a detta dei giornali – sono «le leggi della civiltà». Quello delle signore copre integralmente il corpo e si presenta con «larghe mutande» e abbondanti camiciotti privi di fronzoli. La fantasia si sbizzarrisce un po’ – ma sempre nel rispetto del decoro e della moralità – nei capi di vestiario delle ragazze. Qui l’ornamento superfluo e soprattutto la varietà delle proposte concedono qualche capriccio alla vanità femminile. «Per le signorine – scrive Italia il 29 luglio 1896 – si può aggiungere ai calzoncini e alla blusa una sottanina alla greca a grosse pieghe cucite internamente; e alla blusa può sostituirsi un corsetto a pieghe minute, stretto alla vita da fasce colorate o a grossi ricami». Per i colori la tendenza propone il nero e il turchino; indicate sono anche le «stoffe multicolori a quadrettini», purché l’insieme della tonalità si mantenga scura. Il bianco, ritenuto «poco discreto», va assolutamente evitato. «Un berretto greco, ornato di tela incerata rossa», raccoglie i capelli che vanno tenuti «rialzati sulla fronte e sul collo». Per gli uomini è di rigore il costume da bagno a maniche corte e a brache lunghe fino alle ginocchia, aderenti ma con moderazione. Ai bambini si consigliano «le solite maglie rigate».
I dettami della moda, così severi e perentori, non fanno che conformarsi ai criteri di perbenismo dell’epoca; un’epoca – ricordiamolo – che impone la segregazione sessuale sulla spiaggia, con aree riservate alle donne e aree per gli uomini.
Uomini nudi in spiaggia multati
Tutto questo, naturalmente, fa riferimento ai precetti dei buoni intendimenti, dato che in alcune zone di arenile, non troppo lontane dallo Stabilimento balneare, permane ancora l’atavica abitudine di bagnarsi in costume adamitico. Dalla cronaca dei giornali si legge spesso di uomini multati perché «trovati nudi dai carabinieri sulla spiaggia del mare». La stampa non solo plaude a questi blitz, ma invoca anche severe sanzioni a tutti coloro che «o per bagnarsi o per pescare si spogliano pienamente» (Italia, 9-10 agosto 1884; 2 luglio 1890; 22 agosto 1891).
E a proposito di pesca, ecco un fatterello che fa proprio al caso nostro. Due «devoti abbonati» al giornale Italia, dopo aver assistito con disgusto all’antica usanza della pesca alla tratta, inviano una lettera di indignazione al direttore del periodico che la mette in bella evidenza nella cronaca cittadina del 15 ottobre 1892. «On. Sig. Direttore – recita la missiva –, abbiamo assistito varie volte alla pesca colla tratta sulla spiaggia in vicinanza dei villini. Fra i pescatori ve ne sono di quelli che non indossano i soliti calzoni corti di lana o di tela, ed hanno camicie cortissime, tanto che, appena si curvano per prendere la fune od altro… Quando poi la tratta sta per arrivare a terra, quelle cortissime camicie vengono rimboccate in su, verso lo stomaco, e così si mostrano quasi completamente nudi. È una vera indecenza! Aggiungasi che non pochi curiosi contornano la rete e fra i curiosi si trovano ragazzi, bambine e signore… Osiamo riferire alla S. V. Ill.ma quanto sopra, sicuri che pubblicandolo nell’accreditato giornale che dirige vi sia chi pensi a porre riparo ad uno sconcio simile». Dal trafiletto e dai suoi puntini di sospensione si arguisce che i pescatori, in quell’ultimo scorcio di secolo, non si adeguano al bon ton della bagnatura. Nella loro testa frullano altri pensieri. La spiaggia e il mare non sono per loro luoghi di svago, ma di lavoro. Un lavoro duro, faticoso e spesso anche ingrato per il misero ricavato che ne traggono; un lavoro che non concede divagazioni e ancor meno aggiornamenti sul vestiario.
Mariolino, che indecenza
Di sicuro i grilli della moda e della buona creanza non albergano nella mente di Mariolino, uno dei protagonisti di quell’«indecenza», che dotato di poderosa voce ha il compito di cadenzare il traino della rete. Con i suoi quattro figli da crescere, moglie e anziani genitori a carico, Mariolino più che conformarsi alle «leggi del pudore» si attiene a quelle della sua misera economia domestica.

Una considerazione, tuttavia, a chiusura del “pezzo”, va fatta. La tratta, di cui si parla, si svolgeva di mattina presto nella zona dei Traj, una landa di litorale a quei tempi quasi disabitata, poco frequentata dai bagnanti e per di più nel mese inoltrato di ottobre, vale a dire a stagione balneare conclusa da un pezzo… Cosa ci facevano quei due «devoti abbonati» al giornale Italia in quello spicchio di spiaggia? Mica erano andati lì a godersi lo «sconcio» di quei poveracci?

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