Covid, diffide legali e malattie: i prof no vax agitano la scuola

Professori no vax che si presentano a scuola con gli avvocati, altri che prenotano il vaccino per “prendere tempo” e poi finiscono improvvisamente in malattia per non farlo e persino diffide legali che arrivano ai presidi, “rei” di voler far rispettare le regole. Storie di ordinaria follia di una scuola sull’orlo di una crisi di nervi e di personale, nel pieno di una pandemia che non attenua la sua morsa, anzi. A raccontare la vigilia di una riapertura vera – dopo l’antipasto (indigesto) di venerdì – è Lamberto Montanari presidente dell’associazione nazionale dei presidi.

Amarezza e pessimismo si mescolano nelle parole di chi vive questa giornata particolare in una morsa più che mai stressante, stretti tra le direttive mutanti dei ministeri, le pretese legittime delle famiglie e quelle “last minute” dei prof che fino all’ultimo provano a scansare il vaccino gettando nel caos interi istituti.

Quanti? Per fortuna solo pochi, ma abbastanza per generare disservizi a singhiozzo.

«Stimiamo una media di circa 2 o 3 professori no vax per ogni istituto – spiega Montanari – Chiaramente in alcuni casi ci sono scuole fortunate con tutto il personale docente vaccinato e in altri anche punte di otto docenti no vax, ma la media è questa. In regione si parla di circa 1600 insegnanti non ancora in regola nonostante l’obbligo vaccinale e nonostante il tempo scaduto. A questi – continua Montanari – bisogna poi aggiungere i docenti che in questi giorni hanno contratto il virus e che quindi non ci saranno». Ma quello che in pochi sanno è che il problema è persino trovare i supplenti. «È vero – spiega Montanari – questo accade per due ragioni: in primis perché le graduatorie sono ormai esaurite. E poi perché spesso i docenti no vax non danno un limite temporale alle loro assenze. Ed è difficile accettare un posto che potrebbe esaurirsi in pochi mesi come in pochissimi giorni. Una situazione che rende i precari ancor più precari».

Difficile sarà anche orientarsi sulle nuove direttive per quarantene e dad che scattano con criteri diversi per scuole primarie e secondarie e (in questo ultimo caso) variano anche tra vaccinati e non vaccinati. «So già che qualcuno parlerà di discriminazione, ma credo che siano critiche inaccettabili». Sarebbe forse meglio mettersi l’anima in pace e puntare sulla Dad? «La scuola in presenza è assolutamente migliore. Ciò è innegabile per diversi motivi, sia didattici che per la socializzazione dei ragazzi. Ma demonizzare la dad è stato un errore. Non è il male assoluto. Detto questo il governo ha fatto una scelta politica chiara: tenere aperte le scuole. Una scelta fatta anche per motivi sociali ed economici. E noi faremo di tutto per garantire i servizi, ma obiettivamente non sarà facile e credo che il peggio debba ancora arrivare».

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