E’ una possibile “vittima collaterale” del focolaio di Ferragosto in discoteca. Pur non essendo stato nel locale, infatti, ha avuto contatti con un parente che ha preso parte a quella festa. E come lui, tutto il resto della famiglia si è ammalato, compresi i nonni, uno dei quali è sottoposto a ventilazione assistita. Tra i 24 contagiati di ieri c’è anche lui. Un giovane sulla ventina di Lugo. Un atleta. Un ragazzo responsabile che, appena ha saputo di essere positivo al coronavirus, ha avvisato gli amici e la società per cui gareggia; in via precauzionale gli allenamenti al campo di atletica sono stati sospesi.

Innanzitutto, come stai?

«Bene. Sono asintomatico, quindi non mi sarei mai accorto di nulla».

Vivi insieme ai tuoi familiari, loro come stanno?

«Purtroppo siamo risultati tutti positivi, anche se senza sintomi: io, mio padre, mia madre e gli altri due fratelli».

Quando e perché hai fatto il tampone?

«Lunedì sono venuti a farcelo dall’ospedale di Ravenna direttamente a casa perché, come descritto dai protocolli, non dovevamo spostarci; martedì mattina ci hanno comunicato l’esito».

Vi siete fatti un’idea sul come sia partito il contagio?

«Direi di sì. Ho un cugino più giovane che vive nel Faentino che si è ammalato qualche giorno prima; era stato in discoteca alle Indie in quel fatidico Ferragosto, gli è venuta la febbre e di conseguenza ha fatto i test. E’ risultato positivo e riteniamo abbia trasmesso il virus a tutta la sua famiglia; probabilmente mia madre, avendo avuto contatti coi miei nonni, entrambi ammalati, lo ha portato in casa nostra».

E adesso?

«Dobbiamo stare isolati in casa e passate queste due settimane di quarantena ci verrà fatto un altro tampone; se sarà negativo torneremo alla nostra vita di prima».

Stop anche all’attività sportiva quindi.

«Certo. Domenica, appena saputo di essere un possibile contatto a rischio, ho avvisato il presidente del nostro gruppo sportivo e immediatamente è stato attivato il protocollo. Anzi, in via ulteriormente precauzionale si è deciso di inasprire le procedure. Tutti i gruppi dai 14 anni in su si sono fermati; sono stati sospesi gli allenamenti ad esclusione dei lanci dei pesi perché si allenano in altri campi. Il nostro sport è molto individuale, non si utilizzano nemmeno gli spogliatoi, quindi è forse uno dei più sicuri, però per una maggior tutela si è deciso così. È stato fatto il tampone a tutti».

Quando hai saputo della tua positività cos’hai fatto?

«Dopo qualche secondo in cui ho riordinato i pensieri, ho preso il telefono e ho avvisato tutti quelli che avrei potuto incontrare nei giorni precedenti. I miei amici mi hanno ringraziato tutti e io sono contento di averlo fatto. In realtà se ognuno di noi pensasse anche un po’ agli altri questo virus farebbe più fatica a girare; spero che la mia vicenda serva a trasmettere questo concetto».

Non potresti aver contratto il virus in discoteca?

«Direi proprio di no, perché sono sempre stato un po’ timoroso e ho evitato di uscire quella settimana caotica; però poi la sfortuna mi ha trovato lo stesso».

Non è facile trovare un ragazzo così giovane e con tanto senso di responsabilità; perché hai deciso di farti intervistare?

«Lo sport che pratico ti aiuta a comprendere il valore dei sacrifici e del rispetto per gli altri. I miei anziani nonni purtroppo si sono ammalati, sono ricoverati al Covid Hospital di Lugo; uno di loro è in respirazione assistita, e chissà per quanto tempo ne avranno. Noi giovani pensavamo che il coronavirus fosse una malattia “da grandi”, in realtà è invece una grande malattia. Non dobbiamo scherzare, nessuno deve esserne terrorizzato però dobbiamo imparare a rispettare quelle piccole e fondamentali norme precauzionali».

Adesso cosa farai?

«Aspetto queste due settimane, la strada è ancora lunga, ma io sono un mezzofondista, sono abituato».

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