“Cornuta”: tappezza Russi di volantini per attaccare la sua rivale in amore

Da amante dal cuore infranto, si è trasformata nell’incubo della rivale in amore. E per ferirla ha scelto la strategia della pubblica gogna. In una cittadina come Russi, poco più di 12mila anime dove ci si conosce quantomeno di vista, ha tappezzato negozi, strade, cassonetti di volantini nei quali le dava della cornuta. Non bastasse, lo ha fatto nei giorni della “Fira di Set Dulur”, quando le strade della località brulicano di persone. Questo non è altro che il più eclatante degli sgarbi di cui ora è chiamata a rispondere una donna di 45 anni, finita a processo per un singolare stalking al femminile. Il processo nei confronti dell’imputata, assistita dall’avvocato Silvia Brandolini, si è aperto ieri davanti al giudice momocratico Cristiano Coiro, che ha ascoltato la deposizione della vittima, una 30enne residente a Russi, costituitasi parte civile con il legale Carlo Alberto Baruzzi.


Bersagliata per 5 anni

Risalgono a sei anni fa i primi episodi finiti nelle due querele sporte fra l’agosto del 2016 e l’ottobre del 2017. Quelli che inizialmente potevano sembrare scherzi di cattivo gusto, si erano trasformati in vessazioni seriali che coprivano social network, cellulari e telefoni di casa, lettere anonime e attività commerciali della città. E’ stato ricondotto all’imputata un falso profilo Facebook che annunciava ai contatti della vittima di un presunto tradimento perdonato, bollandola come «una gran cornuta». Erano poi iniziate le telefonate anonime, ricevute anche da alcune attività commerciali, fra le quali la parrucchiera di cui la vittima era cliente o anche direttamente il negozio di proprietà di sua sorella. Su quest’ultima attività, ha riferito ieri in aula la 30enne, si sarebbe abbattuto pure un esposto ritenuto strumentale, con tanto di ispezione dei Nas. Chiamate dai toni sarcastici, “Ma le corna nei selfie ve le togliete con photoshop?”, che sommate sono divenute un tormento. Ancor più pesanti le lettere ricevute da un negozio di fotografia di Russi. Era poi arrivata la settimana della Fira, e Russi era stata invasa dai volantini ingiuriosi.


La tregua interrotta

Dopo la denuncia presentata ai carabinieri di Russi, le indagini condotte dalla Seconda Sezione della Squadra Mobile erano risalite con certezza all’identità della 45enne, al punto da far scattare un provvedimento restrittivo ottenuto su richiesta del sostituto procuratore Angela Scorza. Ma il procedimento si era chiuso con un accordo tra le parti. Con un risarcimento di circa 5mila euro e la promessa di non ricadere in tentazione, la parte offesa aveva ritirato la querela, portando all’estinzione del procedimento penale.
Ma dopo poco più di un anno l’incubo si è ripresentato. Il 25 giugno 2019 sono ripartite le lettere anonime, che hanno raggiunto la ragazza anche nel luogo di lavoro, a casa dei genitori, pure dall’anziana nonna. Così pure le telefonate anonime, mute o animate da un’inquietante musica da film horror.
E’ bastata un’ispezione a casa dell’indagata per trovare gli stessi ritagli usati nelle missive denigratorie, rinvenendo pure gli indirizzi della “rivale” e altre immagini già riconosciute come “firma” delle vessazioni già denunciate. Elementi che, considerata la recidiva, hanno portato al rinvio a giudizio e al processo incardinato ieri.

La storica Fira di Sett Dulur di Russi

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