Comportamento antisindacale, condannata dirigente scolastica

Le perplessità sorte sulla ripartizione del fondo integrativo d’istituto, ovvero il budget riconosciuto al personale per le attività extracurricolari (con il 27%, pari a 10.325 euro attribuiti a quattro persone e i restanti 28mila euro suddivisi tra più di un centinaio di docenti), si erano scontrate con il veto all’accesso ai documenti di rendicontazione per ragioni di privacy. E le difficoltà del confronto tra riunioni convocate all’ultimo e verbalizzazioni incomplete o tardive in merito al tavolo di contrattazione avevano fatto il resto, acuendo le frizioni. Tanto che la Cgil, tramite gli avvocati Federica Moschini e Laura Martini, avevano portato la dirigente scolastica del liceo artistico “Nervi-Severini” davanti al giudice del lavoro la preside dell’istituto per comportamento antisindacale, chiamando in causa anche il Ministero dell’istruzione, l’Ufficio scolastico regionale e quello provinciale.

Il verdetto

Contestazioni, quelle sollevate dal sindacato, che hanno trovato concorde il giudice Dario Bernardi, che ieri, sciogliendo la riserva assunta in precedenza, ha motivato il provvedimento ordinando alla preside «la cessazione della condotta antisindacale descritta in motivazione» e la «consegna della documentazione indicata».

Il sindacato esulta

«Siamo molto soddisfatti della sentenza – si legge in una nota della Flc Cgil –; la decisione rafforza il ruolo della Cgil nella tutela dei diritti dei lavoratori della scuola. Contemporaneamente questa sentenza ribadisce la centralità del contratto collettivo nazionale del lavoro e il ruolo della Rappresentanza sindacale unitaria d’istituto. Ci auguriamo che in virtù di questa sentenza possano riprendere le corrette relazioni sindacali, che sono la prerogativa per il buon funzionamento della scuola pubblica».

L’oggetto del contendere

Uno dei nodi sollevati nel contenzioso riguardava la richiesta di accesso ai documenti amministrativi relativi alla ripartizione del fondo integrativo per le attività extracurricolari (come ad esempio i tutor per l’alternanza scuola-lavoro). Obiettivo, era quello di comprendere le modalità della distribuzione e capire se chi concretamente ha ricevuto tali fondi versava effettivamente nelle condizioni di averne diritto. Richiesta rimasta inascoltata dalla dirigente, che così facendo, rimarca il giudice, di fatto ha limitato l’attività sindacale. Solo mediante l’esatta conoscenza dei meccanismi di spesa dei fondi in questione, è l’assunto, l’organizzazione dei lavoratori può essere in grado di svolgere la propria funzione. Il rifiuto rappresenta invece una condotta antisindacale.

Tra gli elementi contestati dalla Flc Cgil c’è anche la non corretta ed esaustiva verbalizzazione dei 13 incontri che si sono svolti al tavolo delle trattative. Anche su questo punto il giudice del lavoro ha dato ragione alla parte ricorrente, riconoscendo nei modi e nelle tempistiche adottate (tra invii parziali di documentazione, convocazioni a ridosso e formalizzazione dei verbali in tempi diversi da quelli previsti), una lesione all’attività sindacale.

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